Il Beethoven cameristico di Gioconda De Vito

Il disco ha finalmente riscoperto Gioconda De Vito da Martina Franca (1907-1994), violinista prodigio come il Menuhin con cui, in questo doppio cd Idis, suona Trio-Sonate barocche e Duetti di Viotti e di Spohr. Lo fa amalgamando bene con l’altra la sua cavata non molto ampia ma limpida e mordente e uno stile sorvegliato. Bimba prodigio, la De Vito sa crescere con grande maturità iniziando la carriera - all’Augusteo di Roma, direttore Mario Rossi, Concerto di Beethoven - solo dopo il diploma che peraltro consegue giovanissima (allora si poteva) tanto che a 17 anni è già docente nel neo fondato Conservatorio di Bari e a 24 tiene cattedra a Roma a Santa Cecilia. Un po’ la sua bravura, un po’ il legame e il matrimonio col producer della Emi, la De Vito fece musica con grandi interpreti. Menuhin, appunto, o Edwin Fischer e anche Tito Aprea come - i nostri dischi - in due Sonate beethoveniane tra cui la Kreutzer e la celeberrima Sonata di Franck. Belle letture, certo. Ad esempio un Beethoven di grande chiarezza, dal canto avvolgente ma di taglio cameristico più che «concertante» come il brano vorrebbe. Discorso che vale anche per Franck.

Ritratto di Gioconda De Vito (2 cd Idis)