Beffa per Bocchino: da vittima a "stalker"

La Began lo vuole citare e il falco di Fli si sfoga su Facebook: "Solo fango, sbagliato frequentarla". I fan sul web: fai pena

Roma «All’improvviso mi aggredisci senza ragione. Io mi sono aperto con te, sto bene con te e mi piaci. Ma sono sensibile e quando mi tratti male soffro» (sms inviato da Italo Bocchino a Sabina Began, meglio conosciuta come «ape regina», da costei reso pubblico assieme ad altri in una recente intervista a Vanity Fair).
Va bene la crisi economica internazionale, gli attacchi finanziari, la manovra «lacrime e sangue», le inchieste giudiziarie, l’intoccabile casta dei politici italiani. E, più in generale, il futuro incerto anzi tendente al buio per miliardi di esseri umani. Però c’è anche Italo Bocchino che soffre. Converrete che di fronte alla sensibilità ferita di un Bocchino, occorre un passo indietro, uno sforzo di comprensione, una pausa di riflessione.

Il problema è che l’ex portaborse di Pinuccio Tatarella, già mollato in pubblico dalla moglie Gabriella, continua a soffrire e a inviare sms alla suddetta (ex) «fiamma». L’incontro fu fatale, galeotto il gruppo di amici «di alto livello», appassionato il weekend in Costiera amalfitana («Eravamo in auto blu», sostiene lei). Ma lui non riesce a dimenticare: probabilmente era «troppo stressato», la prestazione non all’altezza del nome, la conclusione inevitabile. «Ho capito subito che non era alla mia altezza spirituale», sintetizza la Began che, stufa, ha annunciato per «il signor Bocchino» una denuncia per stalking. «Continua a cercarmi ogni giorno con sms e telefonate».
Che fare? Un tempo (l’inverno scorso) era lui, il «signor Bocchino», a usare l’arma dello stalking, denunciando ben 35 colleghi del Giornale (non il sottoscritto, per fortuna) per l’insistenza a occuparsi di lui. Purtroppo ai riflettori ci si abitua, e il «signor Bocchino» oggi vive in contemplazione del suo Io, fortemente compromesso dalle dichiarazioni della signora «Ape regina», nei cui confronti ha in serbo una denuncia per diffamazione. Straziante il video che Italo ha messo ieri sulla sua pagina di Facebook, e non solo per l’italiano: «Un anno fa eravamo alle prese sulle polemiche che riguardavano la famosa casa di Montecarlo...».

La lacerazione dell’uomo si sposa con quella della grammatica, e Italo a un certo punto non può che guardare in basso evocando l’ «Ape» (era forse lì? O stava solo calpestando una sua foto, un suo ricordo?). Poi spiega che «non avrebbe dovuto frequentarla» e di aver ricevuto telefonate di solidarietà. «Non molte, per la verità», aggiunge mesto.
L’ingenerosità umana è ciò che scava vuoti interiori. Così dai commenti degli «amici» al videomessaggio si comprende il precipizio di sofferenza nel quale è precipitato il «signor Bocchino». C’è un tale, Alessandro Carbone, che scrive: «Italo, qui la macchina del fango non centra (sic), la merda te la sei tirato addosso da solo». Un altro ingiuria: «Anche i sassi sanno che la Began è una prostituta che traffica droga. Solo un idiota può pensare di voler frequentare un topo di fogna del genere» (ovviamente ci si dissocia con forza). Mariella Pisi è lapidaria: «Fai semplicemente pena!», e tal Emma D’Onofrio dice di non farcela «manco più a ridere di sta massa di idioti».

Sergio Votta la sa lunga: «Povero Italo, si accorge adesso che era una trappola, ahah. Dovremmo mettere l’Italia in mano a questi abboccolani...». Mario Albano gli dà del «buffone» e Maurizio Amoroso ci mette una pietra tombale: «Come puoi pensare di frequentare nientemeno che l’ape regina di Berlusconi, l’uomo che così fortemente hai criticato... Ti assicuro che non c’è stata nessuna operazione di distrazione di massa, agli italiani che non arrivano a fine mese delle tue modeste questioni private non gliene importa un fico secco». Valli poi a capire, gli «amici».