Beffa a Boston per gli italoamericani Festa per la coppa, ma è quella falsa

Roberto Gotta

Una copia, una semplice, maledetta copia della Coppa del Mondo. E gli italo-americani di Boston si sono infuriati. C'è da capirli: durante i Mondiali hanno seguito le partite in massa, anche nei locali pubblici, e al rigore decisivo di Fabio Grosso hanno invaso le strade del North End di Boston, il quartiere cittadino con la maggiore concentrazione di connazionali e figli di connazionali.
Ora, nemmeno tre mesi dopo, arriva la Coppa vera, per iniziativa della Anheuser Busch, uno degli sponsor dei Mondiali, e c'è gente che si è fatta ore di coda fuori dai sei ristoranti del North End cui ha fatto visita il trofeo, sotto scorta e tenuto sempre con guanti bianchi dagli inservienti: cinque dollari una foto con la Coppa in mano, in molti casi sollevata dai tifosi verso l'alto come aveva fatto Fabio Cannavaro, e mezzi di comunicazione locali, giornali e televisioni, che si gettano di peso su una giornata tutta folklore, raccogliendo storie, ricordi del 9 luglio, inni improvvisati per strada e persino il parere di uno studente del Colorado che aveva avuto la bella idea di andare lungo l'arteria principale del quartiere, la Hanover Street, indossando una maglia di Zinedine Zidane.
Ma c'era un problema: il trofeo era finto. O meglio, non era esattamente quello sollevato da Cannavaro a Berlino, ma la copia, quella che andrà ai vincitori della prossima edizione. Quando il quotidiano Boston Herald ha pubblicato la rivelazione, è scoppiato un putiferio: il sindaco di Boston, Thomas Menino, che aveva addirittura baciato la Coppa posando al ristorante Strega assieme al proprietario Nick Varano, al presidente del senato statale Robert Travaglini e al consigliere comunale Sal LaMattina, si è detto infuriato ed ha scritto una lettera di protesta alla Anheuser Busch, sottolineando come alle massime autorità cittadine fosse stato assicurato che il trofeo era quello originale.
La Anheuser Busch a sua volta ha chiesto scusa per l'imbarazzo creato al sindaco, ai residenti e alla propria concessionaria locale, che aveva subito i primi strali della polemica, ed ha deciso di devolvere in beneficenza il ricavato dalla vendita delle foto aggiungendo un proprio contributo di medesima entità, e rimborsare alla città di Boston le somme spese per la scorta di Polizia e l'apparato di sicurezza che erano stati predisposti a protezione del trofeo fasullo. Proprio una brutta figura.