La beffa del governo tecnicolacrime e sangue per nulla

La sfiducia dei mercati nell’euro è ormai totale: dalla Grecia, alla Francia, alla Spagna. Per questo le tasse e i tagli rischiano solo di renderci più poveri

Gli slogan di questi primi gior­ni di governo Monti non sono esat­tamente tranquillizzanti. Anzi, mettono un po’ d’ansia. Il lavoro da fare «è quasi impossibile, ma ce la faremo».Perdipiù non c’è mol­to tempo perché «sarà una corsa». E poi la parola più grave: «Sacrifi­ci ». Ancorché equilibrati («sacrifi­ci ed equità »); piuttosto che in stile Robin Hood («pagherà chi ha dato di meno»). Parole di Mario Monti. Nello specifico il premier, nei sermoni con i quali ha incassato la fiducia dei due rami del Parlamen­to, ha ventilato alcuni provvedi­menti tra i più impopolari che si possano escogitare: si parla di stan­gate sulla casa e sulle pensioni; di nuovi aumenti sull’Iva;di licenzia­menti facili.

Tutta roba che an­drebbe a colpire anche la classe media e pure più sotto,c’è poco da girarci intorno. Quanto debba valere, in euro, questa prossima manovra, se 30, 40 o 50 miliardi (cioè migliaia di mi­liardi di vecchie lire), poco impor­ta in fondo in fondo: queste sono ci­fre che sempre più si snocciolano con fin troppa facilità, manco fos­sero prezzi di supermercato. Inve­ce sono miliardi, cifre mostruose che servono ad abbattere un far­dello altrettanto spaventoso: quel­lo dei 1.830 miliardi di euro di debi­to pubblico. Lasciamo stare per­ché l’unica cosa che conta è un’al­tra: per i cittadini italiani saranno lacrime e sangue.

Ma allora atten­zione perché c’è un rischio enor­me. Il rischio-beffa. E cioè che que­sto salasso si riveli inutile. C’è il pe­ricolo che la ricetta choc del gover­no tecnico, pur ritenuta corretta dalla teoria economica e sostenu­ta da una maggioranza politica bulgara, si riveli una goccia nel­l’oceano della crisi strutturale che avvinghia Eurolandia. E, come ta­le, dalla marea della speculazione venga spazzata via in un batter d’occhio.Assorbendo tutte le lacri­me e lasciando solo il sangue. Di cosa stiamo parlando? Sem­plice: di quello che ci stanno dicen­do i mercati finanziari in queste ore. Il week end di lavoro del nuo­vo governo, formato e reso operati­vo in tempi record, ieri è stato ac­colto da un classico lunedì nero: Piazza Affari -4,5%, peggiore Bor­sa occidentale; differenziale Btp­Bund salito da 467 a 480. Cos’è: il mercato non si fida di Monti? Nien­te affatto. Il punto è un altro, ormai conclamato:non c’è nessun feno­meno di premier italiano in grado di cambiare gli umori del mercato.

Non a caso, nelle stesse ore, la Francia veniva minacciata da Mo­ody’s di perdere la tripla A e il suo «spread» contro il Bund saliva da 150 a 155 punti; in Spagna il percor­s­o virtuoso del cambiamento poli­tico, voluto da Zapatero e accolto come l’esempio da replicare,veni­va accolto con un ribasso del 3,5% dal listino di Madrid; in Grecia nul­la di nuovo.

E per non farci manca­re nulla, negli Usa la commissione bipartisan non trova l’intesa sui ta­gli alla spesa pubblica. Ebbene: cose volete che importi la manovra del governo italiano di fronte a queste situazioni? La crisi dei debiti non è e non mai stata nel­la loro dimensione, bensì nella fi­ducia o meno che essi non venga­no rimborsati. E in questo momen­to, dopo un anno intero di tenten­namenti europei, il mercato ha ca­pito che non e­siste una politica co­munitaria in grado di mettere in si­curezza l’euro, minacciato dalle diverse velocità delle sue econo­mie nazionali.

Ci vorrebbe un an­nuncio contemporaneo di Roma, Atene,Madrid,Parigi,in teleconfe­renza sincronizzata su tutti i cana­li dell’etere europeo, con i dettagli delle singole manovre e, di segui­to, le rispettive approvazioni, sem­pre in diretta tivù. Seguite dall’an­n­uncio della nascita del fondo sal­va Stati. Con la benedizione di Ber­lino e della Bce. Allora forse sì che i mercati apprezzerebbero. Vice­versa i nostri sacrifici saranno stati fatti per nulla.