Beffa per Hina, a processo da morta

da Milano

«Un proscioglimento nel merito e non solo procedurale». È questo quanto si attende Giorgia Ianni, l’avvocato che oggi sarà impegnata al tribunale dei minori per difendere Hina Saleem dall’accusa di calunnia. Nonostante la morte della ragazza pachistana, sgozzata dal padre lo scorso 11 agosto e poi sepolta nel giardino di casa a Sarezzo nel Bresciano, il processo si farà. Hina, allora minorenne, accusò i genitori di maltrattamenti e molestie. Affermazioni che poi ritrattò durante il processo dello scorso anno. Un gesto che, alla luce di quanto accaduto, acquista un significato diverso. Tanto che l’avvocato si chiede quanto ci fosse di autentico in quelle ritrattazioni: «Siamo certi che non abbia subito pressioni o minacce?». Il processo che nasce per un automatismo giudiziario, «mi vede ottimista - conclude Ianni -. Sono sicura che si dimostrerà l’innocenza e l’onorabilità di Hina».
E anche la questione della sepoltura della ragazza sembra in via di definizione. Infatti il ministro per i Diritti e le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, promette che «il governo farà di tutto perché la salma della ragazza rimanga in Italia e non venga cremata» accogliendo così la richiesta della parlamentare di An Daniela Santanchè.
Sono infatti due mesi che il corpo di Hina giace nell’obitorio di Brescia in attesa che si sblocchi una situazione complicata: da una parte la madre della ragazza ha chiesto che il corpo venga traslato in Pakistan, Paese al quale Hina non voleva tornare. Dall’altra l’ex convivente della ragazza, un operaio bresciano di 33 anni, chiede che il corpo della giovane resti in Italia. Nella vicenda è intervenuta ancora la Santanchè per criticare l’atteggiamento «di tante donne di sinistra che sono scese in piazza e hanno manifestato in occasione del rapimento delle due Simone, ma non hanno alzato la voce come avrebbero dovuto di fronte all’assassinio di Hina». «Su fatti tanto drammatici non voglio polemizzare» è stata la risposta della Pollastrini.