Una bega tra vicini rischia di trasformarsi in tragedia

Avevano scelto di vivere in campagna per stare in pace, lontano dai ritmi frenetici della capitale. E, piano piano, i due giovani sposi, erano riusciti ad aprire un ristorante e una palestra. Massimiliano Marrucci, 43 anni, e Cristina Quaglia, 36 anni, entrambi istruttori di arti marziali, non avevano però fatto i conti con i loro a dir poco bizzarri vicini di casa, R.F. e U.F. due fratelli di 67 e 73 anni che conducono da sempre una vita ritirata ad Anticoli Corrado, un paesino tra la Valle dell’Aniene e i monti Simbruini, vicino Roma. I rapporti tra la coppia e i due fratelli non sono mai stati idilliaci. Ma lo scorso 6 giugno, durante una lite tra vicini, si è addirittura rischiata la tragedia. Sfiorata soltanto grazie all’agilità del malcapitato e alla sua dimestichezza con le arti marziali. E la questione è finita in una querela presentata ai carabinieri.
Quella mattina, infatti, verso le sei del mattino, come altre volte era successo in passato, Massimiliano e Cristina Marrucci sono stati svegliati dai rumori provenienti dalla cantina dei vicini di casa, adiacente alla loro stanza da letto. Marito e moglie hanno sopportato per un po’, almeno fino alle 6,45, poi hanno deciso di fare qualcosa. Massimiliano è sceso in strada e, rimanendo fuori dal cortile, ha suonato ai vicini per chiedergli quando pensavano di smettere di fare tutto quel baccano mattutino. Al posto delle scuse uno dei due fratelli ha cominciato a urlare, dando del matto a lui e a tutta la sua famiglia. «Noi qui non facciamo nessun rumore», ha ribadito U.F.. Il giovane ha cercato di non perdere la calma, gli ha ricordato di quando lo scorso giugno sua moglie Cristina venne minacciata con il forcone e che già in quell’occasione furono chiamati i carabinieri. Mentre stava ancora parlando è arrivato R.F., con in pugno un bastone di legno: «Lascia stare mio fratello», ha gridato a Marrucci. «Mi sono avvicinato verso di lui per parlargli - scrive nella denuncia - ma mi ha dato un colpo in testa con un bastone di legno. Io l’ho immobilizzato e messo a terra». Incidente concluso? Niente affatto. È intervenuto U.F., in mano aveva un forcone. «Si è scagliato verso di me - racconta Marrucci - colpendomi al braccio sinistro e provocandomi una forte escoriazione, poi ha tentato di nuovo di colpirmi ma sono riuscito a togliergli dalle mani la forca». Nel frattempo R.F. si è alzato e ha impugnato un’accetta che teneva nascosta dietro al cancello («Ti ammazzo, ti do un’accettata in testa e te la stacco»), Massimiliano per difendersi aveva il forcone e non lo faceva avvicinare. A questo punto è spuntato addirittura un fucile. R.F. lo imbracciava dal balcone di casa, puntandolo contro i coniugi, che nel frattempo avevano chiamato i carabinieri. Quando i militari sono arrivati hanno sequestrato le armi, Marrucci è andato al pronto soccorso a farsi medicare. Poi da un penalista a presentare la querela. «Auspico che la Procura richieda senza ulteriore ritardo al gip - commenta l’avvocato Gianluca Arrighi - l’applicazione di una misura cautelare nei confronti di questi due pericolosi individui».