Beha rompe il silenzio e spara a zero sull’«Unità»

Per tre mesi, da tanto la sua firma è scomparsa dalle pagine de L’Unità della direttora Concita De Gregorio versione mini, è stato zitto. Ma adesso è sbottato. E parla, eccome se parla Oliviero Beha (nella foto). Con una lettera fiume indirizzata al «caro Dago» e pubblicata su Dagospia si toglie più di un sassolino dalla scarpa.
«Non scrivo sull’Unità – rileva – da tre mesi, dall’avvicendamento alla guida del giornale di Concita De Gregorio. Ma l’altra sera, alla presentazione del tuo Cafonal mi sono sentito chiedere da più astanti perché non scrivessi più sull’Unità».
Ce n’è per tutti: «Non è offesa la collega De Gregorio di essere stata dichiaratamente scelta per l’Unità da Veltroni in quanto donna? E poi si sparla di Berlusconi, della Carfagna, della Gelmini...». Poi i colleghi: «Non ho ricevuto una - dico una - telefonata dai colleghi del giornale in questi tre mesi. Ma il termine “compagni” ha perso ogni significato? E adesso magari sciopereranno perché il giornale rischia di essere un giornale eterodiretto e con cifre colossali scialacquate per cambiamento di formato e campagna promozionale a copie nel sedere? Il giornale in edicola – conclude – sta fotografando perfettamente, quanto involontariamente, i tempi che attraversiamo, a destra, al centro, a sinistra e al centrosinistra. Lo fa sulla pelle di noi intesi come lettori e cittadini ed elettori, non di me in quanto giornalista che non scrive per un minimo di coerenza e di dissenso. Come Sandra Amurri, come Fulvio Abate, del resto. Robetta, come capirete, zavorra leggera in confronto al peso specifico di una mongolfiera come l’attuale Unità, sulla quale sono rimasti tutti gli altri, mentre Gramsci da lontano la vede sempre più rimpicciolita. Ha ragione Berlusconi, forza, un po’ di ottimismo».