La Beic più miraggio che simbolo: dal governo neanche un euro

Palazzo Marino frena sulla proposta lanciata da Zecchi: «Senza fondi non potremo realizzarlo entro il 2015»

Non sarà solo una biblioteca, ma molto di più. Sia per il modo in cui è stata concepita che per i servizi che offrirà. Ma prima di tutto per il valore che potrebbe assumere. La Beic, ovvero la Biblioteca europea di Informazione e cultura, infatti, è stata candidata a diventare il simbolo di Milano in occasione dell’Expo. Il primo a lanciare la proposta di fare della Beic il simbolo dell’Expo è stato proprio il filosofo Stefano Zecchi dalla pagine del Giornale. «Expo 2015 presenta nella sua icona - scriveva ieri Zecchi sul Giornale - l’uomo di Leonardo: la fedeltà a quell’immagine esige che una biblioteca sia, nella modernità, la continuità simbolica dell’uomo leonardesco. Naturalmente una biblioteca straordinaria, unica al mondo nel suo genere, come quella del progetto Wilson. Questo progetto grandioso, la Beic, sono convinto che dovrebbe diventare il simbolo di Expo». Peccato che al progetto, grandioso e molto ambizioso, sulla carta, corrisponda uno zero assoluto nella realtà: il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, infatti, ha deciso di fare economia sulla biblioteca e di non destinarle, nonostante le promesse, nemmeno un euro. «Non è stato versato dal governo ancora nulla - commenta amaro Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del territorio del Comune - per un progetto di respiro internazionale. Noi abbiamo fatto la nostra parte, il progetto esecutivo non potrà diventare definitivo finché non ci saranno i finanziamenti».
Come dovrebbe essere la biblioteca simbolo dell’Expo? Dovrebbe sorgere nell’ex scalo di Porta Vittoria, tra viale Umbria, parco Marinai d’Italia, via Cena e via Monte Ortigara, su una superficie complessiva di 55.866 metri quadrati. Più che di una biblioteca si potrebbe parlare di una cittadella della cultura, dato che il progetto esecutivo prevede un cinema, un auditorium, sale conferenze, aule, sale di consultazione anche per documenti multimediali, una mensa e attività commerciali strettamente legate alle attività della sala. Sala che si prospetta potenzialmente grandiosa, a partire dai numeri: un centro di documentazione da 900mila volumi, 150mila documenti audiovisivi, 3mila periodici da consultare a scaffale aperto, a portata di mano, nel vero senso della parola. E ancora 3 milioni 850mila volumi o documenti multimediali, 3500 posti di consultazione. L’edificio progettato da Peter Wilson, vincitore del concorso internazionale nel 2001, sarà organizzato in dipartimenti tematici, divisi su tre livelli. Vista dall’esterno, invece, si presenterà come volume scultore di titanio alto 36 metri.
Sulla carta tutto funziona a meraviglia, nella realtà un po’ meno. A partire da quei 240 milioni di euro destinati, sulla carta, dalla finanziaria 2007 per completare il progetto, ancora in fase esecutiva. Nell’area dell’ex scalo di Porta Vittoria per ora si vede solo una distesa di terra coperta da erba. Difficile pensare che la biblioteca possa vedere la luce nel 2011, come era nelle intenzioni già del sindaco Albertini, per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Passano gli anni, cambiano gli obiettivi: adesso è l’Expo del 2015.