Beirut in fiamme: 8 morti negli scontri con gli sciiti

Si risvegliano i fantasmi della guerra civile. Riesplode il contrasto tra governo e Hezbollah e Amal a pochi giorni dall'assassinio del capitano che indagava sulla morte di Hariri

Beirut - Il baratro lentamente si allarga, inghiotte il Libano, risveglia i fantasmi della guerra civile: anche ieri a Beirut proiettili e morti, almeno 8, e una trentina di feriti, in scontri tra le forze dell’ordine e sciiti di Amal e Hezbollah. Che un’altra miccia stesse bruciando lo si era capito sabato ai funerali del capitano Wissam Eid, il superpoliziotto responsabile delle inchiesta sull’attentato all’ex primo ministro Rafik Hariri ucciso da un’autobomba identica a quelle su cui indagava.

Durante il funerale di Eid non si respirava aria di cordoglio o d’indignazione, ma rabbia pura, la rabbia dei comandanti e dei commilitoni dell’ufficiale di fronte a un Paese ostaggio dalle bombe, dalle manifestazioni e dal blocco parlamentare dell’opposizione filo-siriana che impedisce l’elezione di un presidente. Ventiquattro ore dopo quella rabbia è esplosa tra i casermoni della periferia sud di Beirut innescando i furiosi scontri tra manifestanti sciiti e le forze di sicurezza che causano la morte di almeno otto persone e il ferimento di una trentina fra dimostranti e militari.

Tutto inizia nel pomeriggio a Mar Makhaeil, un quartiere a sud di Beirut, teatro nel 1975 della sparatoria che innescò 15 anni di guerra civile. Lì si dà appuntamento nel pomeriggio un gruppo di dimostranti di Amal, il movimento sciita schierato con Hezbollah e con l’opposizione anti-siriana. Il pretesto è il malcontento per i continui tagli d’energia elettrica che dalla fine della affliggono la periferia sud. In verità la protesta punta a dar vita a un altro dei blocchi stradali organizzati da un paio di settimane dall’opposizione filo-siriana.

Quei blocchi rientrano nella strategia lanciata oltre un anno fa da Hezbollah occupando il centro di Beirut e chiedendo le dimissioni del governo di Fouad Siniora. Da qualche settimana, come preventivamente annunciato dal segretario di Hezbollah Hasan Nasrallah, il blocco viene saltuariamente esteso alle arterie che collegano Beirut all’aeroporto, al sud o al nord del Paese. Dietro quei blocchi e quelle manifestazioni inscenate con motivazioni apparentemente economiche si nasconde il tentativo di spingere al collasso il governo. Ieri sera a Mar Makhaeil il clima è però troppo acceso.

Non è chiaro se sul posto intervengano l’esercito o le divise blu della forza di sicurezza, legata a doppio filo al governo, a cui apparteneva il superpoliziotto Wissam Eid. Di certo il confronto degenera in fretta. Dopo i primi sassi e le prime bastonate dalle file dei dimostranti partono colpi di arma da fuoco. I militari reagiscono. Il primo a cadere è il 21enne Hamza Hamza, considerato un organizzatore delle manifestazioni di Amal. A quel punto Mar Makhaeil si trasforma in un autentico campo di battaglia. Centinaia di militanti di Hezbollah accorrono a dar man forte ad Amal, i dimostranti creano barriere di auto in fiamme, colpiscono con un colpo di lanciarazzi anticarro la filiale di una banca, sparano lunghe raffiche di kalashnikov contro le forze di sicurezza.

La notizia d’altri improvvisi blocchi stradali organizzati per bloccare la strada verso Baalbek e la Valle della Bekaa, come pure verso le città costiere di Sidone e Tiro, fanno temere che Hezbollah si prepari a dividere in due il Paese. La mossa intrappolerebbe, tra l’altro, anche i soldati italiani e gli altri contingenti della missione Unifil schierati al sud. Le frenetiche trattative condotte a Beirut portano solo a una parziale riapertura delle strade, e non ridanno pace al quartiere di Mar Makhaeil dove i portavoce di Hezbollah annunciano la morte di almeno tre dei loro militanti.