Beirut, la gente torna nelle case distrutte

da Beirut

Con il cuore in gola e il timore di trovare le proprie case ridotte a un ammasso di macerie, decine di migliaia di sfollati si sono riversati ieri sulle strade devastate del Libano per tornare alle loro terre da dove erano scappati sotto le bombe. Una fila interminabile di auto vecchie e arrugginite, stracariche di persone, con valigie, fagotti, contenitori per l’acqua e materassi sul tetto, si è messa in moto poco dopo le 8, non appena, dopo 34 giorni, sono cessati i combattimenti tra forze israeliane e guerriglieri Hezbollah, come chiesto dalle Nazioni Unite con la risoluzione 1701.
Sotto un sole implacabile, a passo d’uomo, gli sfollati sono ripartiti da varie zone nella parte settentrionale del Paese, ma anche dalla capitale, per dirigersi verso Sud. In molti sono tornati anche dalla Siria, dove avevano trovato rifugio in oltre 100mila.
Nel primo pomeriggio le televisioni locali hanno iniziato a mostrare immagini di persone anziane che piangono tra le macerie in villaggi del Sud in gran parte rasi al suolo. E anche di bambini che vagano tra le case bombardate alla ricerca dei loro giocattoli. Oppure di camion pieni di famiglie, donne vestite di nero con in braccio bambini e uomini che fanno il segno della vittoria con le dita.
«La distruzione delle nostre case non è così importante, quello che conta è che abbiamo dimostrato fermezza», ha affermato con orgoglio un uomo mentre, tenendo per mano suo figlio, si avvicinava verso Haret Hreik, il quartiere di Beirut più devastato dai bombardamenti israeliani e dove ora ci sono centinaia di edifici distrutti o resi inagibili.
E ieri hanno ripreso a viaggiare anche gli aiuti umanitari. Il Programma alimentare mondiale dell’Onu è riuscito a raggiungere la città di Tiro, che da molti giorni non riceveva merci.