Beirut, scontri in un quartiere sunnita Ucciso un giovane manifestante sciita

Gian Micalessin

La settimana decisiva è iniziata. Il destino di Fouad Siniora e dei suoi ministri assediati nel palazzo del Gran Serraglio si deciderà nei prossimi giorni. A Beirut tutti lo sanno e tutti lo ripetono, lo stallo non può continuare. Il premier non può lasciare la capitale nelle mani di Hezbollah e del resto dell'opposizione siriana. Siniora e i suoi non possono restare prigionieri del proprio palazzo. Dall'altra parte il segretario generale del Partito di Dio, Hasan Nasrallah, il presidente del parlamento Nabih Berri e il generale Michel Aoun, il Quisling cristiano schierato con gli amici di Damasco e Teheran, sanno di dover portare a casa qualche risultato.
Il prolungarsi di quel bivacco di manipoli accampati nel cuore di Beirut rischia, altrimenti , di tramutarsi in un boomerang. Da oggi, dunque, potrebbero iniziare le sorprese più volte annunciate da Hezbollah. Qualcuno teme un blocco dell'aeroporto seguito da uno sciopero in grado di strangolare il paese. Qualcun altro vede più nero e pronostica un attentato per far fuori Siniora o altri ministri di spicco. Una soluzione così estrema mentre gli occhi del mondo sono puntati sul Libano appare, a dir il vero, eccessiva. La sua stessa realizzazione sarebbe, di fatto, problematica. Siniora e i suoi ministri si guardano bene dal mettere il naso fuori da quel palazzo assediato, circondato da transenne, filo spinato, forze di sicurezza e cordoni umani di dimostranti. Un palazzo ancora più isolato da quando i militanti di Amal, il gruppo sciita di Berri, hanno deciso di bloccare l'ultimo varco che permetteva l'andirivieni dall'edificio. Già il fatto di ipotizzare uno sbocco sanguinoso e drammatico contribuisce, però, a destabilizzare la situazione rendendo ancora più incerta l'autorità del governo e amplificando lo smarrimento della popolazione. E nella capitale si segnalano i primi episodi di violenza e il primo morto. Si tratta di un giovane sciita che, con altri manifestanti, faceva ritorno dall’«assedio» al palazzo del governo. Il gruppo di sciiti si è scontrato con gli abitanti di un quartiere sunnita, dove la popolazione appoggia compatta l’esecutivo. C’è stata prima una sassaiola, poi una sparatoria che ha lasciato sul terreno il 20enne sciita e altri quattro feriti.
Dalle stanze del Gran Serraglio Fouad Siniora conferma intanto la volontà di non mollare. «Le proteste non sono una soluzione - ricorda il premier ai giornalisti -: non abbandonerò fino a quando sarò riconosciuto come primo ministro designato della maggioranza». Il governo israeliano - preoccupato per una caduta del Libano nelle mani del «nemico» Hezbollah e dei suoi alleati - cerca intanto di regalare qualche carta a Siniora. Ieri il gabinetto di Sicurezza ha autorizzato il dispiegamento dei caschi blu dell'Unifil nella zona sud del villaggio di Ghajar. Il villaggio, diviso in due fin dal ritiro del 2000, era stato interamente occupato dagli israeliani durante i 34 giorni di guerra della scorsa estate.