Il bel Banderas più che Zorro è un ridicolo Spider-Man

Per la centesima (a essere stretti) volta torna sullo schermo il celebre raddrizzatore di torti secondo per fama solo a Robin Hood. Che grazie al solito impeto di provincialismo si ritrova nelle sale con il ridicolo titolo originale The Legend of Zorro. Sette anni dopo il passabile La maschera di Zorro si riforma una delle coppie più sexy, anche se un po’ stagionata, del cinema, Antonio Banderas e Catherine Zeta-Jones, ancora diretta da Martin Campbell.
Siamo nel 1850 e la California sta per diventare il trentunesimo stato dell’Unione. Il popolino, che ha votato sì a maggioranza, trema per le angherie del prepotente McGivens che espropria le terre per costruirvi la ferrovia. Per conto di chi? Mezz’ora e conosceremo il mandante. Unico a battersi a fianco dei coloni spennati è Zorro, l’inafferrabile cavaliere mascherato, di cui solo la bella moglie Elena conosce l’identità. Ma un giorno la signora tuona al suo eroe, in abiti civili il pacioso possidente Alejandro de la Vega: o me o le crociate. E chiesto il divorzio accetta la corte di un ambiguo viticoltore, il nobile francese Armand (Rufus Sewell), da cui si trasferisce con il piccolo Joaquin (Adrian Alonso). Ma il cuore è rimasto a casa.
Niente più di un estenuante, ripetitivo fumetto, scoppiettante sotto ogni punto di vista, che si fa largo con un pizzico d’ironia e grande spreco di salti mortali, corse al galoppo e dinamite buona per dieci film. Il sorridente Antonio Banderas, fornito di atletiche controfigure, vola meglio di Spider-Man, la florida Catherine Zeta-Jones si mangia un piccione viaggiatore infischiandosene dell’influenza aviaria.

THE LEGEND OF ZORRO (Usa, 2005) di Martin Campbell con Antonio Banderas, Catherine Zeta-Jones. 122 minuti.