Un bel Goldoni poco comico e conflittuale

da Venezia

Maurizio Scaparro, direttore della Biennale teatro, ha definito l'edizione di quest'anno, dedicata a Goldoni, con il titolo sintomatico «Goldoni e il teatro nuovo». Non soltanto la riproposta di commedie, magari assenti da tempo, ma anche la riscrittura da parte di drammaturghi della nuova generazione dei testi goldoniani. Un'operazione rischiosa, ma assai felice, come ha dimostrato La sposa persiana rielaborata da Giancarlo Marinelli.
Scritta da Goldoni nel 1753 e rappresentata per 34 repliche consecutive (record insuperato a quei tempi), è una commedia centrata sul personaggio della persiana Fatima, che cerca di salvare il suo matrimonio dopo che il vizioso marito Tamas si è innamorato della bellissima schiava Ircana, aiutata dalla vecchia guardiana dell'harem, Curcuma. Su questa pièce «fondata sulla passione», come la definì lo stesso Goldoni, vigila con la sua saggezza Machmut, padre di Tamas. Marinelli le ha dato un'ambientazione contemporanea, rappresentando il conflitto odierno fra mondo cristiano e mondo musulmano.
In una struttura scenografica imponente, caratterizzata da un muro, l'autore presenta i musulmani come invasori e i cristiani come schiavi, umiliati e offesi. Tamas è un giovane cocainomane che ha un rapporto conflittuale con il padre Machmut, cristiano che cerca la pace fra i due popoli. Fatima è l'unica musulmana, mentre Ircana è una cristiana costretta a diventare musulmana e a vendere il corpo ai suoi nemici. Curcuma, longa manus di Machmut, è un personaggio positivo e diverso da quello comico di Goldoni. Il ritratto intenso e visionario di un conflitto di religione e di civiltà si conclude con l'impressionante crocifissione di Fatima da parte di Tamas, mentre il muro avanza minaccioso verso gli spettatori.
Marinelli è riuscito nella difficile impresa di trovare una sintesi fra il problema religioso e quello amoroso. La regia dello stesso Marinelli è tesa e forte come il suo linguaggio drammaturgico e ha il merito di guidare con grande perizia gli interpreti. Mariano Rigillo è un Machmut di grande nobiltà e finezza espressiva. La giovanissima Silvia Siravo è sorprendente per fascino e per intensità nell'arduo ruolo di Fatima. Debora Caprioglio è un'Ircana di bella evidenza e dalla recitazione misurata. Anna Teresa Rossini è una Curcuma imprevedibile, in grado di passare con sicurezza dal comico al drammatico. Il debuttante Edoardo Ciufoletti dà a Tamas una lacerazione esistenziale assai vera. I costumi di Giusi La Zazzara sono felici nel cogliere il rapporto fra esotismo e modernità. Il pubblico della prima ha seguito lo spettacolo con attenzione e, alla fine, gli ha dedicato un lunghissimo applauso.