Un bel taglio agli stipendi ricetta dell’Italia mondiale

Nel 2005-06 la media in serie A è scesa sotto il milione. Pasqualin: «Ma tanti mediocri prendono ancora troppo»

Riccardo Signori

Vincere il mondiale e diminuire gli stipendi: non ci poteva essere miglior ricetta per una crisi. Il calcio dei Rockefeller ha cominciato a scendere dalla nuvoletta, ha rimesso i piedi per terra. A fronte di bilanci non ancora esaltanti e del continuo calo di spettatori, i giocatori hanno capito che, alle società, qualche sconto andava fatto. Uno studio proposto dalla lega calcio racconta che nell’ultima stagione, quella che ci ha portato al mondiale, il compenso medio lordo annuo di un calciatore di serie A è sceso sotto il milione di euro, come non capitava dalla stagione 2000-01. Come mai? «Calciatori e procuratori hanno mitigato le pretese, si sono adeguati alla crisi. Sperando che un giorno il trend cambi. Nel caso fosse definitivo, significherebbe che la crisi persiste», parole di Claudio Pasqualin, avvocato e procuratore pronto a spiegare la linea ma preoccupato, in nome degli assistiti, che non sembri una definitiva marcia indietro. E qui si parla di serie A. Per la serie B la tendenza ha preso consistenza ancora più marcata con la diminuzione di quasi un terzo degli stipendi: ovvero si passa da una media di 295mila euro nel 2002-03 ai 204 dell’ultima stagione. Indirizzo che prenderà altra faccia quest’anno con la Juve in serie B e con stipendi prevalentemente da serie A.
Ecco, appunto, in serie A rimane comunque oltre il 20 per cento la percentuale dei giocatori nella fascia più alta di retribuzione, ma oggi sono il 21,7 per cento quando nel 2001-02 erano il 29,6 per cento. Milan, Inter e Juve negli ultimi due anni assommavano, solo loro, tra i 403 e i 406 milioni di euro di stipendi contro il totale di poco più di 500 milioni (562.349 nell’ultima stagione) di tutta la serie A. Ed oggi i più pagati fra gli stranieri sono i due neo interisti Vieira e Ibrahimovic, oltre i sei milioni di euro, con il milanista Kakà che staziona sui 5 milioni, mentre fra gli italiani rimangono Buffon e Del Piero (intorno ai 5 milioni) e poco dietro Totti. Naturalmente si parla solo di stipendio base, non delle altre variabili derivanti da diritti d’immagine, sponsor ed altre entrate.
Certo, l’inversione è ancora limitata se pensiamo che nel 1994 il compenso medio era di 404mila euro per i 418 giocatori della serie A ed oggi vale 923mila euro per 609 calciatori, ma passando per picchi arrivati a un milione 130mila euro (597 calciatori) nel 2002. «All’epoca si viveva sopra le righe - ricorda Pasqualin - grazie a personaggi come Cragnotti e Tanzi che avevano, per così dire, il danaro facile. Oggi il calcio è show business: i grandi giocatori devono essere ben pagati, ma ci sono robusti mazzolatori e onesti pedatori che hanno vissuto di un lusso che non meritavano». Ed, in effetti, ancora oggi i picchi percentuali dividono la serie A in due: quelli che vivono nella fascia più bassa (26,3%) di stipendi e quelli che vivono nella fascia più alta (21,7%). Nel mezzo i veri paperoni: quelli che guadagnano tanto e valgono molto meno.