Belgio, «les italiens» possono attendere

Un gruppo di investitori vuole ricomprare Saima Avandero dallo Stato. Senza alcun esito

da Milano

Si fa presto a dire Europa. Mentre la Francia alza le barriere all’Enel, l’Italia accoglie senza batter ciglio i francesi di Bnp-Paribas (che ha acquistato Bnl) o gli olandesi di Abn Amro (Antonveneta); formalmente ancora aperta, ma nei fatti definita, la vicenda Autostrade-Abertis (spagnola). Ai tempi del frazionamento dell’energia pubblica gli spagnoli di Endesa sono arrivati a Roma in limousine. In passato le Generali sono state respinte in Francia (Agf), la Pirelli in Germania (Continental), De Benedetti in Belgio (Sgb). Eccoci: proprio in Belgio si sta disputando una battaglia che ha come scenario i princìpi del libero mercato e come polpa un affare. Con un elemento di colore nostalgico: un imprenditore che vuole ricomprarsi la sua vecchia azienda, rimessa in vendita. Ma non gli è consentito nemmeno di formulare un’offerta. Siamo nel terreno un po’ paludoso delle privatizzazioni. L’Italia si è dotata di una legge che ha recepito le raccomandazioni europee su procedure trasparenti e parità di trattamento per gli offerenti: il Belgio no, nessuna norma obbliga lo Stato a qualcosa di diverso da una trattativa privata.
Alvise di Canossa aveva ceduto nel 1999 la sua società di logistica, la Saima Avandero, un marchio storico, al gruppo belga Abx logistic, conglomerato da 2,5 miliardi di ricavi, che appartiene al 100% alle ferrovie del Belgio, e quindi allo Stato. All’aggravarsi della crisi finanziaria di Abx, qualche anno fa, il governo di Bruxelles era intervenuto con una ricapitalizzazione che le autorità Ue bocciarono in quanto «aiuto di Stato»: o i soldi tornavano indietro, o Abx doveva essere venduta. Fu scelta la seconda strada. Alla notizia, Alvise di Canossa - nel frattempo rimasto nel settore con altre attività - riesce a coinvolgere alcuni investitori e una primaria banca italiana; questi cominciano a cercare contatti con i venditori: niente. Gentili ma fermi dinieghi, qualche scusa, né dati né informazioni. Intanto Abx France viene ceduta ai manager francesi, e la parte belga sta per andare a capitali belgi. L’«odore» di scarsa trasparenza, e magari di aiuti camuffati, induce gli italiani ad appellarsi alla Commissione europea. Intanto, per la cessione di Abx viene annunciata una trattativa con il fondo inglese 3I, che nel suo piano conferma la fiducia a parte del management: e questa liaison potrebbe indurre a sospetti. Parte un altro ricorso alle autorità Ue per il mercato: si invocano i principi sulla libertà di circolazione dei capitali e di domiciliazione dei servizi. Perché l’Ue chiede trasparenza per gli appalti e non per la cessione di società pubbliche? Ora Abx ora sta per essere ceduta a 3I e per les italiens nemmeno udienza per sapere quanto avrebbero offerto.