Il Belgio ritrova il governo, finita la pacchia

La differenza alla fine non la fanno né i voti, né la politica, ma l’interesse e il danaro. Il segreto del compromesso capace, forse, di regalare un governo al Belgio dopo 18 mesi di crisi si nasconde nelle disastrate casse della banca Dexia. Da giorni il tracollo della banca franco-belga che minaccia trascinare nella voragine molti altri istituti preoccupa l’Europa. Ma più dell’Europa si preoccupano i 589 comuni fiamminghi e valloni che l’hanno finanziata con oltre un miliardo di euro. Se il ramo belga della Dexia venisse nazionalizzato quel miliardo sparirebbe e molti di quei comuni si ritroverebbero sul lastrico. Ed ecco allora il miracolo. Di fronte al disastro la rivalità che da 18 mesi impedisce a fiamminghi e valloni di trovare una accordo di governo improvvisamente svanisce. Da lunedì otto partiti, rappresentanti delle due principali comunità del Paese, lavoreranno per nominar ministri e premier. E per non gettare al vento il tesoro affidato alla banca Dexia.
Per garantire l’accordo e salvare quel miliardo di euro dovranno mettere mano alla più radicale riforma istituzionale dalla fine dell’impero. Dovranno introdurre maggiori autonomie regionali e garantire alle ricche regioni fiamminghe del nord di trattenere una parte delle proprie tasse. I valloni francofoni dovranno invece rinunciare ad una parte dei soldi di Stato indispensabili per arginare disoccupazione e scarsa produttività. L’accordo più pericoloso per Elio Di Rupo, il socialista incaricato da re Alberto II di trattare l’uscita dalla crisi, è quello che taglia i privilegi dei valloni di Bruxelles. Per consentire l’intesa il leader socialista dovrà convincere i propri elettori valloni ad accettare la divisione di Brussels-Halle-Vilvoorde, il distretto amministrativo ufficialmente bilingue, ma di fatto a maggioranza francofona, che garantisce il controllo della capitale.
Il leader socialista figlio d’immigrati italiani e gay dichiarato si gioca dunque il proprio futuro. Guiderà forse il nuovo governo, ma rischierà di perdere quel bagaglio di consensi che gli garantiva il 40 per cento dei voti francofoni. Probabilmente senza il crollo della Dexia non l’avrebbe mai fatto. Anche perchè i 18 mesi senza governo non sono poi stati un grande incubo. Sotto la guida del dimissionario premier democristiano fiammingo Yves Leterme il prodotto interno lordo belga è risalito dal tragico -2,8 del 2009 al + 2,3 per cento nel 2010. Una crescita confermata dalle previsione del + 2,4 per l’anno in corso e del + 2,2 per il 2012. Il tutto mentre la disoccupazione cala dall’8,5 per cento del 2010 al 6,8 per cento dell’agosto 2011. E mentre il debito sembra stabile al 96,8 per cento, il rapporto deficit Pil scende, nel 2010, al 4,1 per cento.
Con questi dati l’economia del Belgio è, in Europa, seconda solo a quella tedesca. Per far digerire ai propri elettori valloni l’inevitabile perdita di benessere e privilegi il futuro premier Elio di Rupo dovrà dunque riuscire a far di meglio. Se non ci riuscirà regalerà altri voti alla N-VA (Nieuw Vlaamse Alliantie) la formazione autonomista fiamminga che il 13 giugno 2010 ha conquistato il 30 per cento promettendo un’autonomia regionale e un federalismo fiscale molto più accentuato di quello previsto dall’intesa messa a punto ieri. Un’intesa a cui il leader della N-VA Bart de Wever, principale antagonista politico di Elio Di Rupo, si è ben guardato dall’aderire.