Il Belgio sta sfumando Vola il partito separatista

Non era mai successo: gli scissionisti fiamminghi sono il primo partito
nel Nord. Difficile formare un governo. Il candidato numero uno alla poltrona di premier è <strong><a href="/esteri/il_prossimo_premier_un_gay_italiano_che_odia_italiani/14-06-2010/articolo-id=452935-page=0-comments=1">l'italiano Elio Di Rupo
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Bruxelles - Il Belgio è spaccato. La crisi tra fiamminghi e valloni, tra nord e sud ieri si è riversata sulle urne. Le elezioni per il rinnovo del Parlamento federale hanno confermano la crisi del Paese. Nelle Fiandre la vittoria storica è andata a Bart de Wever, all'uomo che vuol fare «evaporare» lo Stato, quello che «come prima tappa ci sarà uno Stato confederale». De Wever ha stracciato tutti. Si è imposto sui socialisti, sui cristiano democratici, sull'estrema destra. Lui, il giovane Bossi fiammingo, quello che in campagna elettorale prometteva la dissoluzione del Belgio, che al suo pubblico giurava che «non sarebbe stata una rivoluzione ma un'evoluzione» ha convinto davvero. Ieri si è presentato alla folla in delirio che lo aspettava per festeggiare in una discoteca a Bruxelles per festeggiare la valanga di voti arrivati alla sua Nuova alleanza fiamminga (N-Va) e ha gridato: «Abbiamo vinto, i fiamminghi hanno votato per il cambiamento e noi non li deluderemo, lo Stato deve essere riformato».

Il partito separatista della Nuova alleanza fiamminga (N-Va) ha raggiunto, secondo le ultime proiezioni sul 18% del voto scrutinato, circa il 30% dei voti, guadagnando consensi soprattutto a scapito dei cristiano-democratici (Cd&V) del premier uscente Yves Leterme. Gli elettori della regione del nord, più ricca e dinamica, che da tempo rivendicano una maggiore autonomia e mal sopportano l'assistenzialismo verso il sud, hanno così punito pesantemente il partito al governo per non aver saputo compiere passi in avanti verso la riforma dello Stato e accrescere ancora di più il potere delle Fiandre. E adesso il Belgio si ferma e ricomincia da qui.

Al nord non hanno guadagnato neppure i liberali dell'Open-Vld, né il partito xenofobo di destra Vlaams Belang, mentre sono tornati a crescere i socialisti che, insieme al Partito socialista francofono, faranno così di quello socialista il primo gruppo alla Camera. I risultati di questa tornata elettorale anticipata rendono molto difficile la formazione del nuovo governo. Come sarà possibile mettere insieme i separatisti del nord e i socialisti del sud? Da questi ultimi non arriva tuttavia una chiusura. «Bisognerà governare con la N-Va», ha ammesso il capolista dei socialisti francofoni al Senato Paul Magnette: «Si tratta di un partito conservatore e nazionalista, ma non di un partito razzista come il Vlaams Belang per il quale sarebbe stato necessario un cordone sanitario».

De Wever ha le idee chiare: «Le nostre priorità - ha detto davanti a centinaia di sostenitori - è quella di una riforma dello Stato e del risanamento della finanze pubbliche. Nessuno ha interesse a vivere in un Paese bloccato, per questo tendo una mano ai francofoni». Forte di oltre il 33% dei consensi dati al suo partito, oltre a quelli guadagnati dai socialisti nelle Fiandre, Di Rupo, da anni leader incontrastato del Ps, potrebbe ora ricevere l'incarico di formare il nuovo governo: «Abbiamo ottenuto un successo spettacolare, i socialisti tornano il primo partito in Belgio», ha affermato davanti ai suoi elettori dicendo che con i socialisti ha vinto «il rifiuto della società dell'egoismo e del ripiegamento su se stessa». Di fronte ai due grandi vincitori, De Wever al nord e Di Rupo al sud, tutti gli altri sono usciti ridimensionati. Resta come unico vero collante Re Alberto II, amatissimo al nord come al sud. Ma certo non può bastare a tenere unito un Paese per sempre.