Belgrado, assaltate le ambasciate

Folla inferocita contro le sedi diplomatiche dei Paesi stranieri: ci sono 100mila persone in piazza. Interviene la polizia con i lacrimogeni: feriti. L'Italia riconosce l'indipenza del Kosovo. La Serbia richiama il suo ambasciatore a Roma. Il Papa: "Serve moderazione"

Roma - Più di 300 manifestanti, in maggioranza giovani, hanno attaccato stasera l’ambasciata americana a Belgrado con bastioni e spranghe di ferro, cercando di rompere finestre e porte, per protesta contro l’indipendenza del Kosovo. La polizia non è intervenuta mentre i manifestanti spaccavano due guardiole di fronte all’edificio, nel centro della capitale, e cercavano di entrare nella sede diplomatica. L’ambasciata era stata già attaccata questa settimana.

All'interno Alcuni manifestanti sono riusciti a penetrare all’interno dell’ambasciata americana a Belgrado a margine della manifestazione contro l’indipendenza del Kosovo, che ha portato in piazza 100mila persone. Lo riferiscono testimoni oculari citati dalla tv Fox-Serbia, secondo i quali i facinorosi sono penetrati dopo aver trovato scarsa resistenza da parte della polizia (nella file della quale si segnalano comunque quattro o cinque agenti contusi) e hanno poi lanciato oggetti e suppellettili dalle finestre. Nell'edificio si è sviluppato anche un incendio.

Altre ambasciate Sono diverse le ambasciate di Paesi considerati favorevoli all’indipendenza del Kosovo che risultano essere state attaccate da gruppi fuoriusciti dal raduno svolto a Belgrado. Danni alle finestre e bandiere strappate o bruciate sono segnalate da parte delle sedi diplomatiche di Turchia, Belgio, Croazia, Bosnia e Canada, oltre che degli Usa, tutte chiuse nelle ore precedenti a scopo cautelativo. Si parla di giovani hooligan - alcuni dei quali alticci - anche nei dintorni dell’ambasciata britannica, mentre fonti diplomatiche hanno escluso finora problemi all’ambasciata d’Italia, pure chiusa e sgomberata dal personale civile fin dal primo pomeriggio. Attacchi si registrano anche contro due ristoranti della catena McDonald’s, contro due banche (inclusa una filiale del gruppo italiano Unicredit), mentre la tv riferisce di saccheggi sparsi di negozi (chiusi) sulla principale via commerciale della città, Knez Mihajlova.

La polizia E' intervenuta la polizia per sedare la rivolta. Sparati diversi lacrimogeni sui manifestanti. Ci sarebbero feriti.

Fuori Non ci sarebbero più intrusi, in questo momento, all’interno dell’ambasciata americana a Belgrado. Lo ha detto una portavoce della sede diplomatica, sostenendo che "non è esatto dire che l’ambasciata sia in fiamme". Nell’edificio, dall’interno del quale si sono viste comunque vampate e fumo, al momento dell’assalto non c’era personale. La sede, come altre di Paesi occidentali accusati dalla Serbia di aver sponsorizzato l’indipendenza del Kosovo, aveva chiuso i battenti in occasione della odierna giornata di protesta per precauzione.

Il cdm italiano Il consiglio dei ministri ha approvato la relazione del ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, che prevede il riconoscimento del Kosovo. Il solo ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, non era d’accordo. "L’Italia è allineata con la maggior parte dei Paesi Ue", rende noto il presidente del Consiglio, Romano Prodi, aggiungendo che "l’Italia e la Serbia sono Paesi amici e vogliamo che la Serbia si avvicini alla Ue". Una decisione che non è però piaciuta a Belgrado che ha immediatamente ritirato la propria ambasciatrice.

Il riconoscimento di Palazzo Chigi Il governo italiano riconosce il nuovo Stato del Kosovo. "Manderemo un incaricato d’affari e poi un ambasciatore. L’Italia riconosce il Kosovo". Ci pensa il titolare della Farnesina a chiarire la posizione di Palazzo Chigi. E aggiunge: "L’Italia non è ostile alla Serbia, ma vuole essere un fattore di equilibrio nei Balcani". All'interno della maggioranza solo il ministro Ferrero si è opposto: "Abbiamo avuto una lunga discussione - assicura Prodi - che si è conclusa con l’approvazione del riconoscimento salvo l’eccezione del ministro Ferrero". D’Alema conferma la presenza delle nostre forze armate nei Balcani che "sarà presto integrata dall’ulteriore presenza di funzionari e magistrati italiani, inquadrati nella missione civile deliberata dalla Ue".

I rapporti con Belgrado Il riconoscimento da parte dell’Italia dell’indipendenza del Kosovo "nulla toglie" all’impegno per un ingresso della Serbia nell’Unione europea. Il premier Prodi ci tiene a salvare - o per lo meno tamponare - i rapporti con Belgrado ricordando i "continui contatti" sulla base di "serietà, impegno e affetto nei confronti della Serbia". Anche l’ultima telefonata con il presidente Tadic, ha aggiunto, "è stata tra paesi amici" che seppure si trovano in una situazione difficile restano in buoni rapporti. Anche perché "l’Italia sarà sempre dalla parte di coloro che vogliono che la Serbia, che è un grande paese, entri nell’Unione europea".

La Serbia richiama l'ambasciatore La Serbia invierà domani una nota di protesta al governo italiano e si appresta a richiamare a Belgrado per consultazioni il suo ambasciatore in Italia. Lo riferisce oggi l’ambasciata serba a Roma. "La nostra prassi prevede che 48 ore dopo l’invio della nota di protesta l’ambasciatore sia richiamato in patria per consultazioni", ha detto una portavoce dell’ambasciata. La Serbia ha già richiamato i suoi ambasciatori da Washington, Parigi e altri paesi in segno di protesta per il loro riconoscimento del Kosovo.

"Ferita aperta" Il riconoscimento dell’Italia dell’indipendenza del Kosovo è "una ferita ma sono convinta che i due Paesi devono lavorare insieme" per superare questo momento. L’ambasciatrice di Belgrado a Roma, Sanda Raskovic Ivic, parla di "ombra sulle nostre relazioni", sottolineando che Belgrado non dimentica "tutti questi anni di amicizia" nei rapporti bilaterali.

Il Papa: "Serve moderazione e riconciliazione" Un appello alla moderazione e alla ricerca di una soluzione pacifica fondata sulla riconciliazione alla crisi in atto in Kosovo è venuto questa mattina da Benedetto XVI. Il Papa ha infatti ricevuto il nuovo ambasciatore della Serbia preso la Santa Sede, Vladeta Jankovic: "La Santa Sede dovrà essere raggiunta attraverso la stabilità nella regione". Ratzinger si è appellato a tutte le parti interessate affinché "agiscano con prudenza e moderazione" e "cerchino una soluzione che favorisca il mutuo rispetto e la riconciliazione". Il Santo Padre ha anche ricordato che "le varie divisioni fra i popoli dell’Europa sono il risultato della perduta unità dei cristiani". Quindi Ratzinger ha messo in luce i passi avanti che sono stati compiuti nel dialogo fra gli ortodossi e i cattolici, e ha ringraziato in modo particolare la Chiesa ortodossa serba. Ancora il Papa ha osservato come la posizione geografica della Serbia "al confine tra la cristianità d’oriente e d’occidnete, costituisce un’occasione unica di promozione del dialogo ecumenico" allo stesso tempo la "sua familiarità con l’Islam apre importanti possibilità al progresso del dialogo interreligioso".