Belgrado fa il blitz e consegna all’Aia il boia dei Balcani

Oggi pomeriggio il primo interrogatorio dell’ex presidente serbo-bosniaco. Che vuole giocare la carta nazionalista

Prima dell’alba, in gran segreto, Radovan Karadzic è stato estradato al carcere del tribunale internazionale dell’Aia. Oggi, alle 16, apparirà davanti alla corte che lo accusa di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità per la tragedia della Bosnia. Dicono che sia tornato quello di un tempo, rasato e con i capelli a posto. Non è escluso, però, che dopo aver vissuto per 11 anni una doppia identità, sia stato colto da una crisi mistica, più che di coscienza. Prima del trasferimento ha chiesto di confessarsi. Il vescovo serbo ortodosso Amfilohije gli ha fatto visita nel carcere di Belgrado. Dopo aver ascoltato i suoi peccati Karadzic ha ricevuto la comunione. Sembra che abbia garantito al vescovo che «negli ultimi 30 anni» ha vissuto «secondo i comandamenti di Gesù Cristo».
Alle 3.45 di ieri mattina un corteo di tre gipponi neri con i finestrini oscurati e quattro macchine di scorta della polizia ha lasciato il carcere speciale di Belgrado. A bordo di uno dei mezzi c’era Karadzic, trasportato all’aeroporto Nicola Tesla. Il centro della capitale serba portava ancora i segni dei duri scontri della sera prima fra polizia e dimostranti pro Karadzic (46 feriti). Un jet, con i motori accesi, lo attendeva per portarlo a Rotterdam dove è arrivato alle 6.30. Poi è scattato il trasferimento verso il centro di detenzione di Scheveningen, che ospita altri 42 accusati di crimini di guerra nell’ex Jugoslavia. Fra le 7.15 e le 7.45 sono arrivati a Scheveningen due furgoni neri e un paio di elicotteri. Uno degli elicotteri è atterrato all’interno del carcere. Con tutta probabilità trasportava il prigioniero eccellente. All’Aia Karadzic avrà a disposizione la stessa cella di Slobodan Milosevic, il suo ex padrino che sognò la Grande Serbia e morì di infarto all’Aia. Una cella «a cinque stelle» di 15 metri quadrati, con un letto vero, al posto della tradizionale branda, scrivania, mensole e tv satellitare. Oltre a un bagno personale all’interno. L'ex leader serbo bosniaco potrà svagarsi con il ping pong, il calcio balilla e nel laboratorio d'arte. Per le ricorrenze speciali, i detenuti possono preparare cene e specialità balcaniche. Unico divieto è bere vino o altri alcolici. Alle 16 di oggi Karadzic comparirà davanti alla corte. I magistrati devono rendersi conto se è capace di intendere e di volere di fronte alla gravità delle accuse. Alla domanda di rito «si dichiara colpevole o innocente», l’ex super latitante potrà rispondere subito. Oppure avrà tempo 30 giorni per meditare. Il presidente del tribunale dell’Aia, l’italiano Fausto Pocar, ha già nominato i tre magistrati che giudicheranno Karadzic. Si tratta dell’olandese Alphons Orie, che sarà assistito dalla collega belga Christine Van de Wyngaert e dal sudafricano Bakone Moloto. Il 54% dei serbi è contrario all’estradizione di Karadzic al tribunale dell’Aia. La corte internazionale viene percepita come uno strumento di accanimento contro i serbi. Karadzic lo sa e si difenderà da solo. Lo stesso copione da tribuno di Milosevic. Finito anche lui sotto processo all’Aia, dove diede spettacolo davanti alla telecamere. Secondo Luka, il fratello di Karadzic, il super ricercato voleva consegnarsi nel gennaio del prossimo anno. Quando il tribunale internazionale non avrebbe avuto più la possibilità tecnica di processarlo. La corte chiuderà a fine 2010 e dovrà trasferire gli imputati ai tribunali dei loro paesi. Se non ha perso il senno, Karadzic giocherà la carta della sceneggiata nazionalista. Si difenderà in nome del popolo serbo «vittima» della congiura internazionale. E potrebbe rivelare segreti imbarazzanti per l’Onu e qualche potenza occidentale come Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Italia.