Belinelli sulle orme di Bargnani trova l’ Nba a San Francisco

La guardia della Fortitudo è stata scelta dai Warriors come numero 18 del draft

Da San Giovanni in Persiceto, dove per poco non arriva l'ombra lunga degli aerei che atterrano all'aeroporto di Bologna qualche chilometro più a sudest, a San Francisco il viaggio non è mai stato così breve, nonostante i 18.000 chilometri di distanza: sono bastate due parole. «Marco Belinelli».
Le ha dette l'altra notte Chris Mullin, vicepresidente operativo dei Golden State Warriors, al suo assistente che aveva il compito di comunicare alla Nba il nome del giocatore scelto dai Warriors medesimi al numero 18 del draft. Non è la numero uno assoluta di Andrea Bargnani lo scorso anno, ma ugualmente uno splendido risultato. Il 21enne di San Giovanni, guardia tiratrice di 1.96, campione d'Italia con la Fortitudo Bologna nel 2005, aveva deciso di chiedere l'ammissione al draft Nba con un anno di anticipo rispetto ai termini previsti, un po’ perchè credeva molto nelle proprie doti, un po’ perchè il suo rapporto con la Fortitudo si era deteriorato e l'ira di molti tifosi si era diretta verso Belinelli, in quanto miglior giocatore ma in calo rispetto alla stagione precedente. Nella quale aveva avuto in Serie A il 41% nel tiro da tre punti su ben 322 tentativi, ed in Eurolega addirittura il 43.9%, scendendo però al 32.9% in A nel 2006-07.
Gli osservatori Nba, attenti a lui da almeno quattro anni e ancor più da quando nell'agosto scorso, ai Mondiali giapponesi, segnò 25 punti in 28' contro la nazionale statunitense zeppa di stelle Nba, hanno saputo contestualizzare il calo del ragazzo e non si sono fatti spaventare. La sorpresa è stata che a chiamare Belinelli, che aveva in previsione di tornare in Italia già oggi, siano stati i Warriors, una squadra per la quale il bolognese non aveva effettuato alcun provino individuale nel corso delle due settimane precedenti. Anche se in realtà i Warriors lo conoscevano bene perchè alle partite della Fortitudo è assiduo spettatore Chris McNealy, che nel capoluogo emiliano ha giocato, abita e lavora come osservatore europeo del club statunitense. Mullin, ex grande giocatore e specialista del tiro, ha avuto parole di forte elogio per Belinelli, nello spiegare alla perplessa stampa di San Francisco e Oakland (dove materialmente giocano i Warriors) chi fosse quel ragazzo: «È un giovane atletico che sa tirare, attaccare il canestro, segnare, uno che seguo da alcuni anni. Penso che si adatti perfettamente al nostro sistema di basket, perchè sa anche gestire bene la palla e creare. Uno che sia in attacco sia in difesa ha il polso della situazione, uno che tira così bene che devi per forza andare fuori a marcarlo, e così facendo si aprono spazi per gli altri».
Un elogio molto convinto che si traduce anche nella cessione del titolare Jason Richardson. Per come giocano i Warriors sotto Don Nelson, con ritmi alti ed opportunità di tiro per tutti, è evidente che con la partenza di J-Rich per Belinelli, che a New York dopo il draft è andato a cena in una trattoria italiana, una volta presa l'abitudine alla linea del tiro da tre (più lontana di quasi un metro rispetto al basket del resto del mondo) ci potranno essere molte opportunità, e presto, a cominciare dalla summer league di luglio. Dopo un po’, se tutto va bene, i giornalisti della cosiddetta Bay Area non avranno più bisogno di farsi spiegare da Mullin chi sia quel ragazzo italiano dal viso spigoloso e dal tiro che fa male.