Bellè, il «giramondo» che fa sognare Frosinone

A 30 anni ha vestito già 13 casacche E con i «canarini» fa paura al Napoli

Massimiliano Morelli

A trent’anni ha vestito tredici diverse casacche. Cominciò la carriera nella Lazio, prima di passare alla Lodigiani, al Perugia, all’Avezzano, al Teramo, al Sora, si è fermato due anni all’Aquila e poi ha ricominciato il pellegrinaggio con Venezia, Ancona, nuovamente Venezia, Pescara e Grosseto. Da quest’anno Stefano Bellè, centrocampista offensivo nato a Marino nel 1976, è a Frosinone e con i canarini ha lanciato il guanto di sfida allo schiacciasassi Napoli nel girone B di serie C1 (che oggi osserva un turno di riposo), che senza la presenza dei gialloblù avrebbero già stappato le bottiglie di spumante per festeggiare una promozione ottenuta quasi a mani basse. Il castellano è un elemento prezioso, nello schieramento di Ivo Jaconi, indispensabile al pari di elementi di spicco come Massimiliano Carlini (sulle cui tracce ci sono club di serie A) o di Marco Ogliari, difensore esperto e di categoria.
Tredici squadre, praticamente lei è un vero e proprio girovago del pallone. Perché?
«Perché sono sempre stato tesserato con società che a loro volta mi mandavano in prestito in altri club. E ogni anno un prestito secco, senza diritto di riscatto».
Mai una società che le abbia proposto un contratto diverso?
«Il Venezia mi fece un quinquennale. Ma anche lì, dopo un mese e mezzo, decisero di mandarmi in prestito all’Ancona».
Ma no è stanco di questa vita di trasferimenti?
«Più che stanco, rimpiango quel che non ho fatto. Sempre meno di quel che potevo offrire. Spesso, purtroppo, a causa di qualche infortunio».
Avrebbe voluto fermarsi da qualche parte?
«Avrei voluto fermarmi a Pescara, in riva all’Adriatico ho vinto un campionato. Ma con il cambio di società non ebbi più quel tipo di opportunità».
Che ne pensa dei calciatori-bandiera?
«Ce ne sono comunque pochi. Colpa del business. Però, ad esempio, mi stupì la scelta di Paolo Di Canio, che tornò nella sua Lazio».
Ma lei, Bellè, sogna di mettere le radici almeno una volta in carriera?
«Be’, magari proprio quest’anno...».
A Frosinone, dove si sta vivendo un campionato storico.
«Quarantuno punti, con un organico che non è quello del Napoli. Sicuramente c’è tanto entusiasmo. Ma del resto, anche a Napoli non manca certo l’euforia».
Il suo sinistro non perdona. Lei punta al suo record personale di gol realizzati proprio in questa stagione?
«Finora ho messo a segno sei reti, il record è a otto, li segnai lo scorso anno a Grosseto».
Lei segna ma fa anche segnare...
«Sì, è vero. Sono l’uomo dell’ultimo passaggio, ne ho fatti otto in ventidue giornate. Devo arrivare a quindici, la mia media stagionale è quella».