Bella ciao contro Giovinezza: guerra a Sanremo

Il prossimo Festival di Sanremo dedicherà la serata del 17 febbraio 2011 alla celebrazione dell’Unità d’Italia attraverso le canzoni che hanno accompagnato i primi 150 anni di storia della nazione. Alla notizia, la nazione intera ha risposto dalle Alpi alla Sicilia come un sol uomo: con una zuffa generale su quali brani sono degni di rappresentarci e quali no. Ecco la cronaca di una giornata tipicamente italiana. Il presentatore Gianni Morandi annuncia che i big in gara (forse uno, forse in coro) intoneranno l’inno partigiano Bella Ciao. Un secondo dopo parte il comunicato stampa dei comunisti (Pdci) che «saluta con soddisfazione la scelta». Nel frattempo il direttore artistico della manifestazione Gianmarco Mazzi, forse per ristabilire la par condicio, aggiunge alla «playlist» sanremese Giovinezza, motivetto simbolo del Ventennio. Un secondo dopo riparte il comunicato stampa dei comunisti (Pdci): «È una vergogna colossale».
È solo l’inizio. L’unità della nazione, capace di ricucire gli strappi laceranti del passato, sta per emergere nella sua compattezza. Ce l’hanno tutti con Giovinezza. A partire da Paolo Ferrero, leader di Rifondazione (Prc): «Vi sono parti della nostra storia patria che non possono essere sdoganate sotto forma di fenomeni di costume. Accostare
Giovinezza e Bella Ciao significa mettere sullo stesso piano fascisti e partigiani, torturatori e torturati». Si unisce alle critiche anche l’Italia dei valori, per voce dello storico Nicola Tranfaglia: «È un ritorno alla retorica fascista che gli italiani speravano di aver archiviato con la lotta di liberazione più di settant’anni fa». Buon ultimo, come sempre, arriva il Partito democratico. In avanscoperta il deputato Vinicio Peluffo, componente della commissione Vigilanza Rai: «Uno spregevole tentativo di strisciante revisionismo». Poi interviene Pierluigi Bersani, il quale dimostra quanto la sua opposizione sia inflessibile: «Bella ciao e Giovinezza insieme? Ma siete sicuri? Non ci credo, non è possibile...se fosse vero dovrebbero vedersela con noi».
Anche la Lega si infuria, il senatore Paolo Franco sottolinea che «lo spartito dell’unità d’Italia rimane composto da note stonate» e denuncia la mancanza del Va’ pensiero dovuta a una «apposita amnesia causata dal valore che la Lega Nord attribuisce all’opera che ne contiene i versi». (A onor del vero, pare che anche il Va’ pensiero verrà eseguito alla kermesse: per ora l’intera scaletta è da confermare). Il deputato di Futuro e libertà Mirko Tremaglia, aderente alla Rsi all’età di 17 anni, bolla l’iniziativa come «inutile operazione nostalgia». Gli fa eco Luciano Guerzoni, segretario nazionale dell’Anpi: «Canteranno anche Giovinezza oltre a Bella ciao? Non ritengo che sia un grande accostamento». Rimarrà invece inedita la divertente soluzione di Alessandra Mussolini, parlamentare del Pdl: «Vado con Oliviero Diliberto al teatro Ariston, io canto Bella ciao e lui Giovinezza». Infatti il serioso Diliberto presenterà «un esposto alla Procura della Repubblica competente per valutare se non ci siano gli estremi del reato di apologia di fascismo se si canta Giovinezza all’Ariston».
Nel frattempo scatta il dibattito in televisione. Nei talk show pomeridiani ognuno indica la sua canzone, in fondo è divertente come stilare le convocazioni in nazionale. Alla Vita in diretta Giampiero Mughini propone Faccetta nera, Pierluigi Diaco opta per Una vita da mediano e Meno male che Silvio c’è, Piero Sansonetti vuole C’era un ragazzo... (difficile, il conduttore Morandi sarebbe in conflitto d’interessi), Vladimir Luxuria butta lì Tanti auguri di Raffaella Carrà, forse per la frase: «Come è bello far l’amore da Trieste in giù». Negli uffici delle case discografiche invece gira una domanda senza risposta: chi avrà il coraggio di cantare Giovinezza? Valerio Scanu, vincitore della edizione 2010, nel tardo pomeriggio detta la linea: «Tra Bella ciao e Giovinezza scelgo l’inno di Mameli».
Viste le reazioni all’idea di Mazzi (ma fu il ministro Ignazio La Russa, proprio sul Giornale, a suggerire una serata simile), si direbbe che l’Italia non sia ancora pronta a un dibattito normale sull’Unità e sulla propria storia. C’è una parte politica, abbiamo visto quale, che rimane scandalizzata di fronte a Giovinezza, e vorrebbe che certe ferite non si rimarginassero mai. E pensare che Morandi vorrebbe anche Faccetta nera...