La bella contessa Gabriella ama il partigiano Sergio

La Pession e Assisi nella fiction «Graffio di tigre»

da Roma

Televisivamente parlando la storia è, secondo Agostino Saccà, un «macrogenere». Cioè (spiega il direttore di Raifiction) «un genere che racconta fatti straordinari, al di fuori del consueto fluire delle cose. E cui dunque il racconto televisivo può favorevolmente attingere». Il che, in parole povere, spiega perché così spesso le miniserie targate Rai si rifanno a celebri periodi storici; generalmente relegandoli sullo sfondo per dare, quasi per contrasto, maggior risalto alle vicende di più modesti protagonisti. Esattamente quanto succede in Graffio di tigre: due puntate in onda stasera e domani su Raiuno, per la regia di Alfredo Peyretti e l'interpretazione di Gabriella Pession, Sergio Assisi e Roberto Herlitzka, sul cui sfondo troviamo la guerra di liberazione e la Resistenza. Ma con in primo piano i contrastati amori di una bella contessa per un fascinoso partigiano.
«Tutto è cominciato da un'ottima sceneggiatura di Andrea Purgatori e Laura Ippoliti - spiega il regista - Ritmo intenso, colpi di scena, e soprattutto contenuti forti. Come possono esserlo solo l'amore e la guerra, soprattutto quando vengono uniti assieme». La melodrammatica vicenda si snoda infatti nelle campagne di Siena («Scelte per sottolineare l'esistenza di un mondo d'amore che appare distante e in contrasto col dramma del conflitto armato») e racconta dell'amicizia fra Gino e Fabio, coraggioso il primo e pavido il secondo, che all'epoca della Repubblica di Salò si contendono l'amore della nobile Ginevra, forte e determinata. «La loro storia minuta - precisa Peyretti - si consuma così all'interno di una storia più grande. Quella di un'Italia divisa in due dopo l'8 settembre».
Prodotto dalla Casanova Entertainment di Luca Barbareschi (che fra le righe ancora lamenta il supposto maltrattamento riservato qualche mese fa alla sua fiction Vita da Leone 2), Graffio di tigre è stato girato con un linguaggio moderno, accattivante, nella speranza che anche il pubblico giovane lo segua. «Quel pubblico giovane che si dimostra spesso diffidente e poco attratto da temi ed epoche che giudica troppo lontane dalla sua».