"Prima bella e intensa, ma quella dei giovani apre la nuova stagione"

La Moratti: "Verdi ritrovato e il direttore Gatti... Questo è il debutto all’insegna della milanesità". De Corato: "Ottimismo e semplicità, senza farsi travolgere dall’insicurezza"

È la prima della milanesità. Che per il vocabolario è termine sconosciuto e per il correttore ortografico del computer è errore. Ma al Teatro alla Scala la milanesità c’è, esiste e non è un’astrazione bensì un modello di pensiero, di lavoro, di competizione e, perché no, pure di comunità. «È una prima tutta milanese» afferma Letizia Moratti: «Una prima nel segno della milanesità, bella e intesa anche se quella dei giovani apre la stagione. Omaggio a Giuseppe Verdi che qui, alla Scala, è ritornato con il Don Carlo dopo tantissimi anni e con un direttore d’orchestra, Daniele Gatti, che è di Milano. Questo in qualche modo è l’omaggio» spiega con orgoglio il sindaco di Milano
L’auspicio di una festa per guardare al futuro nel momento di crisi tenendo ben salde le radici: «La crisi è importante» chiosa Bruno Ermolli, «ma la festa di Milano e dell’Italia nel mondo nel campo della lirica deve essere celebrata» annota il vicepresidente della Fondazione Scala. Come dire: «L’importante è non dimenticarsi che siamo in un momento di crisi. Non è una serata che cambia la situazione. C’è una questione di coerenza, in tutto: questa è una grande festa, cogliamola». Annotazioni con un comune denominatore, la Scala non è solo ambasciatrice di Milano nel mondo ma dell’Italia nel mondo. «La prima della Scala è la famiglia di Milano che si raccoglie e si apre agli amici stranieri» osserva quindi più che giustamente Paolo Glisenti, amministratore delegato in pectore di Expo 2015.
Una prima della milanesità che è «momento alto di cultura, omaggio all’orgoglio ambrosiano» rimarca Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma di governo, mentre Roberto Formigoni sottolinea il ruolo della milanesità «torniamo a Giuseppe Verdi, qualcuno che ha fatto la storia della musica e dell’Italia» senza dimenticare le difficoltà economiche, «la vita deve continuare e Milano deve essere come sempre la locomotiva che traina il Paese». Certezza del presidente della Regione Lombardia che sottoscrive anche il ministro della Difesa: «All’orizzonte ci sono nubi di crisi ma bisogna reagire e trascinare il Paese verso il superamento delle difficoltà» ovvero «la Scala dà ottimismo a tutta l’Italia».
Insomma, «noi ci crediamo» è il leit motiv firmato da Ignazio La Russa che declina sui taccuini dei cronisti come parola d’ordine alla prima dello sfarzo senza eccessi, come le first lady meneghine che confessano di indossare vestiti vintage, non nuovi, come Marta Marzotto. Già, «è una prima della milanesità, in sintonia con la situazione del Paese» confida il governatore Formigoni, con alle spalle Corrado Passera che segnala «la necessità, il bisogno di continuare a investire sulle cose importanti, seppur consci che siamo in un periodo difficile. Anche le banche stanno facendo molto, si stanno impegnando e daranno il meglio perché il Paese possa ripartire» garantisce l’ad di Intesa San Paolo.
E «ripartire» si può da Milano e con tanta sobrietà e senza paura della crisi che c’è e che si sente, dentro e fuori dal Teatro. O, se preferite, in una battuta di Riccardo De Corato «occorre ottimismo e semplicità senza lasciarsi travolgere dall’insicurezza». Virgolettato del vicesindaco che, pugliese doc, ha fatto di Milano la sua patria e, senza sorpresa, ha maggiormente il culto della milanesità al pari dei milanesi doc.
GiZa