Bella idea: diventi legge

La patente a punti è stata un’idea molto brillante: che proprio per essere tale avrebbe meritato, almeno a mio avviso, di essere imitata in numerosi settori della vita pubblica. Gli impiegati statali assenteisti cronici, i magistrati che depositano le motivazioni delle sentenze con un ritardo pluriennale, sarebbero stati mandati a casa per tempo se la loro idoneità professionale si fosse via via ridotta fino ad azzerarsi. Ma nell’imperversare di ricorsi al Tar e di pronunce indulgenti del Csm la possibilità di questi salutari automatismi punitivi rimane confinata nel libro dei sogni.
Eppure c’è chi sta provando a trasferire il marchingegno dei punti in un settore diverso da quello della disciplina stradale. Il settore è l’immigrazione. Badate: non si tratta d’una balzana trovata di razzisti impugnanti croci celtiche e inneggianti all’apartheid; si tratta d’un progetto cui si dedica Souad Sbai, neodeputata del Pdl e presidente dell’Associazione donne marocchine. La signora Sbai conosce le ansie e i drammi di chi, arrivato da terre assai lontane, vuole onestamente lavorare in Italia. Ma conosce egualmente le ansie e i drammi delle famiglie - e non importa il loro colore - minacciate dalla violenza e dall’arroganza dei troppi extracomunitari che stanno qui non per lavorare ma per delinquere.
Ci sono le leggi, ultima la Bossi-Fini, che dovrebbero assicurare il controllo degli stranieri e l’espulsione degli indesiderabili. Le leggi non hanno funzionato e non funzionano; per macchinosità procedurali, per cavilli legali, per la mentalità buonista e permissiva con cui le leggi stesse sono applicate da chi dovrebbe farle rispettare. Ci vuole un sistema semplice per reprimere l’illegalità (la caratteristica delle leggi italiane è di non essere mai semplici, se per caso lo sono ci pensano i cosiddetti operatori del diritto a renderle ingarbugliatissime).
Ebbene, dice Souad Sbai, facciamo per gli immigrati quello che si fa per gli automobilisti. Muniamoli di un permesso di soggiorno a punti. Ogni infrazione alle norme di correttezza e di buon comportamento causa la perdita d’un certo numero di punti (con in più le conseguenze penali, nel caso di reati gravi). Finiti i punti finisce il soggiorno. Mi pare un eccellente suggerimento, cui la neodeputata sarà in grado di dare, mi auguro, un seguito parlamentare. Immagino già - è l’esercizio più facile del mondo - le obbiezioni avvocatesche. Non si può procedere se non in presenza d’una decisione passata in giudicato, la solita storia del presunto innocente fino alla sentenza della Cassazione. Per carità: lasciamo da parte i sommi principi. L’onorevole Sbai sta al concreto: «Ho paura a far uscire da soli i miei figli la sera».
Mario Cervi