Una bella iniezione di fiducia

Ma quali titubanze. Ma quali paure. La signora Letizia Brichetto Moratti è scesa in campo non per partecipare alla corsa a Palazzo Marino ma per vincerla.
E lo ha fatto con il suo stile, che è lo stile della vecchia borghesia lombarda, quella vecchia borghesia che ha fatto grande Milano, quella vecchia borghesia che fece conquistare a Milano il titolo di Capitale morale d’Italia, una capitale su cui si erano poi addensate le nebbie dei politici di professione o dei mercenari della politica.
Con Letizia Moratti, che non è soltanto un’imprenditrice ma anche una donna estremamente attenta ai problemi sociali, si torna nella scia dei Trivulzio, dei De Marchi, dei Borromeo, dei Pirelli. E Milano ha già dimostrato con Albertini (mezzo milione di voti alle ultime elezioni) che preferisce di gran lunga essere amministrata da imprenditori prestati alla politica che non da politici di professione.
Titubanze, tentennamenti, paure? No, i sette mesi passati da quando il premier Silvio Berlusconi la indicò come candidata alla successione di Albertini, la signora Moratti, in perfetto stile milanese, li ha trascorsi lavorando, non solamente per la sua riforma scolastica, ma anche, e in assoluto silenzio, per la sua discesa in campo. Ieri mattina a mezzogiorno, la ministra dell’Istruzione si è presentata con una squadra (una grande squadra) che sostiene la sua lista, con un programma, con due lettere ai milanesi, con i poster elettorali già pronti, con un sito Internet sul quale i cittadini potranno dialogare con lei. E con tutta la Casa delle libertà compatta alle sue spalle. La sensazione che ne abbiamo tratto, lo ribadiamo, è che abbia accettato la candidatura non per correre ma per vincere e che abbia trasmesso ai partiti che la sostengono, da Forza Italia ad Alleanza Nazionale, dalla Lega all’Udc, un’iniezione di fiducia e di ottimismo che valgono oro. Non a caso un politico navigato come Ignazio La Russa ha esclamato: «C’è Letizia nell’aria», una frase che illustra magnificamente la situazione.
E contemporaneamente la Moratti ha seminato se non il panico almeno un grande nervosismo nel centrosinistra. A parte Vittorio Sgarbi, passato da poco da quella parte della barricata, che ha detto che la Moratti «potrebbe essere il Veltroni del centrodestra» (siamo convinti che le basterà essere la Moratti), tutti si sono affrettati a criticare la scelta di continuare a fare il ministro oltre che il candidato sindaco.
Evidentemente a chi ha trasformato in poche ore un prefetto, un ex vice capo della polizia, in un aspirante inquilino di Palazzo Marino, certe cose devono sembrare incomprensibili. Ma è sempre quel vecchio spirito della borghesia milanese, non privo di una discreta dose di calvinismo, a ispirare certe scelte. Ai milanesi non piace lasciare le cose a metà e Letizia Moratti prima di sedersi a Palazzo Marino (se sarà lei la prescelta) vuole portare a termine la sua riforma scolastica. Una riforma che non piace alle alte sfere universitarie perché va a intaccare le baronie consolidate e che non piace agli studenti e a tanti insegnanti solo per mero opportunismo politico: questa riforma l’ha fatta un ministro del centrodestra e quindi fa schifo, a prescindere dai contenuti e dalla sostanza. Ma che può capire il centrosinistra di questo vecchio spirito milanese impegnato com’è in inutili tavoli e in compravendite di società?