"Bella vittoria", Prodi spiazza la sinistra sconfitta

Il premier si congratula per primo con Sarkozy. I Ds abbozzano:
comunque buono il risultato della Royal. E Mastella: lezione per il Pd,
non è autosufficiente

Roma - Dopo averci messo persino la faccia con un messaggio video mandato in onda qualche giorno fa a Lione in sostegno di Ségolène Royal, Romano Prodi è il primo leader italiano a inviare le sue «più sincere, amichevoli ed affettuose felicitazioni» a Nicolas Sarkozy per la sua «bella vittoria» nelle presidenziali francesi. Tanto tempestivo che tra la chiusura dei seggi e la prima agenzia di stampa che dà conto degli auguri del nostro presidente del Consiglio passano solo nove minuti. Con la Royal che ha ammesso la sua sconfitta solo qualche secondo prima. Miracoli della comunicazione moderna, si dirà. Di certo c’è che il messaggio del Professore è calorosissimo. «Continueremo a guardare ala Francia - dice - come un alleato centrale e a te personalmente come un amico». Con tanto di commiato finale: «Con la stima e l’affetto di sempre, tuo Romano Prodi».
Ben più cauto, invece, è Piero Fassino, un altro che per sostenere la Royal si è speso molto. Il segretario dei Ds, però, legge il risultato delle presidenziali di Francia soprattutto in chiave italiana. «Pur non risultando vincente - dice - la Royal ottiene un risultato impensabile solo fino a pochi mesi fa, portando il voto del centrosinistra al 47% e conquistando una buona quota di voti centristi». E dunque, buttando un occhio al nascituro Partito democratico, «anche il voto francese dimostra come il rapporto tra sinistra e centro sia ormai un nodo strategico e come la costruzione di un moderno centrosinistra riformista rappresenti la nuova frontiera».
Punto di vista ovviamente diverso quello di Cesare Salvi, esponente di punta della neonata Sinistra democratica, evidentemente non troppo convinto delle potenzialità del Pd. Continuando nella trasposizione dei risultati d’Oltralpe sulle cose di casa nostra, per Salvi è chiaro che «la sinistra francese doveva dare risposte forti al malessere invece di inseguire intese di palazzo con i centristi». E ancora: «In assenza di queste risposte di sinistra la coesione sociale si indebolisce e la destra si fa più attraente: d’altra parte il leader centrista francese alla fine non ha nemmeno dato una indicazione a favore della candidata socialista». Un monito tutto italiano lo lancia anche Giovanni Russo Spena, presidente dei senatori di Rifondazione. «È fondamentale - dice - che anche in Francia la sinistra superi una frammentazione che ha penalizzato severamente la Royal».
Anche il leader del Pdci Oliviero Deliberto denuncia «le tragiche divisioni a sinistra, a partire dall’imbecillità politica dei cinque candidati dell’estrema sinistra». Mentre il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio se la prende con il doppio turno che «ostacola le alleanze e il pieno coinvolgimento di tutte le forze democratiche».
Ma nella maggioranza c’è anche chi accoglie con soddisfazione la vittoria di Sarkozy. Secondo il ministro della Giustizia Clemente Mastella «si è dimostrato più capace di cogliere i bisogni della nuova Francia». Con corollario italiano anche per il leader dell’Udeur. «Senza il centro - dice - nessun Pd di sinistra al mondo potrà sconfiggere i suoi avversari». Soddisfatto anche il radicale Daniele Capezzone che paragona Sarkozy a Tony Blair e parla di «vittoria storica che apre una grande opportunità».