Belle alla guerra dei 40 anni: il successo non ha le rughe

Passeggiando su qualsiasi spiaggia della penisola e approfittando di visioni ravvicinate di signore rifatte che non hanno saputo resistere alla tentazione del silicone o del botulino, se ne avvistano sempre di più. Di certo pochissime, se non proprio nessuna, hanno a disposizione il budget che pare sia stato utilizzato dalla star Demi Moore, quarantenne ormai da un pezzo, per modellare a suo piacimento il corpo in modo da farlo sembrare quello di una ventenne splendente. Secondo il quotidiano inglese Daily Mail - che avrebbe calcolato le spese dell’attrice dal chirurgo per la lunga e fantasiosa serie di interventi estetici, nonché le cure costanti di nutrizionista, personal trainer, istruttori di discipline sportive varie -, infatti, il costo totale per la «manutenzione» della bella Demi ammonterebbe a 340.000 euro.
Quella che le signore a spasso per spiagge e in città sicuramente condividono con lei è la voglia di apparire giovani, incredibilmente più giovani, sfidando qualsiasi legge di gravità e spesso di buon senso. È il fenomeno che sempre gli anglosassoni avrebbero battezzato ten years younger look, per definire il plotone di donne che dimostrano - o meglio: che vogliono dimostrare - dieci anni di meno della loro vera età anagrafica. Anche se più spesso le ex-ragazze vogliono arrivare a dimostrarne quindici, anche venti di meno. Di questa e altre divertenti curiosità, e purtroppo amare verità, è ricco il libro di Giusy Franzese Maledetti Quarant'anni (Sperling & Kupfer, pp. 176, euro 14,50).
Se il paragone non le sembrasse blasfemo, lei vorrebbe paragonarli agli anni Quaranta, perché non sono altro che una guerra. La guerra personale che tutte le donne finiscono col combattere, in prossimità dei fatidici anta, e figuriamoci dopo, contro il tempo che segna inesorabilmente il declino del corpo. Non importa se queste donne sanno che le loro coetanee di soltanto poche generazioni fa arrivate a questo punto della vita sembravano già le loro nonne, e già questo dovrebbe farle sentire fortunate. Non importa chi siano state e chi siano diventate. Non ce la fanno proprio a superare il confronto con i modelli estetici di gioventù assoluta propinati dal mondo dell’immagine, e quel che è più difficile, con le altre quarantenni che non si limitano a guardarsi preoccupate allo specchio che già da qualche tempo preferiscono affrontare pochino, ma sono passate all’azione, contando sui miracoli promessi da tossine amiche come il botox, o sfinendosi di ginnastica e sacrifici. E se poi si allarga il campo al paragone con il mondo maschile, allora lì di guerra invece non ce n’è: per quanto sia difficile da digerire per le donne contemporanee e post-femministe, a quarant’anni devono affrettarsi a ringiovanire, trovare un compagno, fare un figlio, mentre per gli uomini tutto sembra rimandato molto più in là, e anzi loro paiono all’apice della realizzazione in tutti i campi, non escluse le conquiste di donne giovanissime.
A leggere la Franzese pare proprio che le quarantenni siano ossessionate dalla lotta all’invecchiamento, non riescano a prendere atto serenamente che col passare del tempo molte stagioni si concludono, e subiscano la pressione a ricorrere agli interventi sul loro aspetto senza riuscire a sfuggire a un delirio collettivo di perfezione giovanile. Per fortuna ci sono anche quarantenni come Sabrina Ferilli, che alla giornalista racconta quanto è contenta di non essere più quella ventenne impacciata e piena di complessi. Per lei «a quarant’anni si vive. Sono gli anni in cui si può tirare fuori il meglio da se stessi. Gli anni in cui si può incidere sulla propria vita. Sono una donna più sicura adesso rispetto a dieci anni fa. Vuoi mettere il potere della testa di una donna di quarant’anni, spesso ancora bellissima, rispetto a una di venti?». Facciamo in modo di crederle.