Le belle sorprese di Montalcino

La Fortezza di Montalcino ha tenuto a battesimo i nuovi millesimi di Brunello, il 2001 per quanto riguarda la Riserva e la 2002 per il Brunello tradizionale. Ottima la prima annata (classificata con 4 stelle su 5), sotto la media la seconda (2 stelle appena). È ovvio che l'annata molto piovosa ha inciso sulla qualità, per questo il 2002 non sarà ricordato per vini potenti e da lungo invecchiamento, ma l'intelligenza di molti produttori ha spinto a interpretare il vino sul fronte della piacevolezza. Dice Rudy Buratti, enologo di Banfi, «è facile fare un vino eccellente nelle annate eccellenti, ma la sfida è farlo altrettanto ottimo nelle annate difficili. Il 2002 è un vino fine ma non al massimo della longevità ma, superato il pregiudizio dell'annata, sono sicuro sorprenderà anche i palati più esigenti». Vero: il Banfi è fedele alla tradizione, immediato e piacevole, non insegue la complessità ma punta alla facilità di beva. Ottima prova anche per Argiano, con un vino dalla ricchezza e dolcezza insospettabili, veramente buone le proposte di Cupano, Fanti, Fattoi, Innocenti, Pian dell'Orino, Sesta di Sopra, Talenti e Tiezzi.
Fanno storia a sé Il Poggione e Castelgiocondo (Frescobaldi), due aziende di dimensioni importanti che sono riuscite a infilare la tripletta, con Annata, Riserva e Rosso di Montalcino. La cantina di S.Angelo, diretta da Fabrizio Bindocci, è fedele alla migliore tradizione e, per un attento lavoro in vigna, ha proposto un Brunello 2002 molto concreto, una Riserva 2001 talmente profonda da essere quasi da meditazione e un Rosso 2005 da mini-Brunello. Il Rosso di Castelgiocondo preferisce invece seguire la strada del Sangiovese fresco, fruttato ed elegante, mentre il Brunello 2002 propone la piacevolezza su un fronte speziato. Monumentale, invece, la Riserva 2001 Ripe al Convento, uno di quei vini da portare su un'isola deserta: articolato, tridimensionale, potente, persistente, ma anche elegante, ammiccante. Un grande.
Tra le riserve 2001, l'ottimo millesimo ha permesso ai produttori di interpretare al meglio il top dei Brunello, con vini dall'identità ben definita, dalla trama potente e strutturata, estremamente longevi; forse sono ancora un filo ruvidi, ma vini di questa portata hanno bisogno di riposare ancora un po' in cantina. Splendido nel suo perfetto equilibrio tra potenza ed eleganza il Ciacci Piccolomini d'Aragona, ampio e aromatico il Valdicava, rotondo e intenso il Casanuova delle Cerbaie, elegante il Castiglion del Bosco, immediato e completo l'Innocenti, snello e fruttato quello targato La Colombina. E ancora, la Riserva 2001 di La Mannella stupisce per la corposa tradizionalità, la celebre Ugolaia di Lisini denota grande stoffa ma è sembrato ancora un po' contratto, il Talenti torna finalmente su livelli di eccellenza, il Tenuta di Sesta piace per la sua coerenza con il territorio e l'Uccelliera è l'ennesima conferma della capacità di Andrea Cortonesi. Il vero prototipo della picevolezza, del vino vellutato, però, va riconosciuto ai vini firmati dall'enologo Roberto Cipresso, che ha ben svolto questa caratteristica tanto nell'etichetta personale La Fiorita quanto nella Tenuta Oliveto di Aldemaro Machetti.
Quindi le quote rosa con tante brave produttrici tra cui l'ottimo Solaria di Patrizia Cencioni, Caroline Pobitzer (Pian dell'Orino), Donatella Cinelli Colombini e Olga Peluso che ha convinto tanto con Tenuta Friggiali quanto con la raffinata Donna Olga: bei vini, fini e di struttura, peccato siano più apprezzati all'estero che in Italia. Assolute sorprese tanto la Riserva 2001 quanto il 2002 di Luca Brunelli, un giovane che alla sua seconda presenza dimostra di avere le idee ben chiare e capacità talentuose. Chiudiamo il capitolo riserve con un top assoluto: il Cerretalto 2001 di Casanova di Neri. L'impegno di Giacomo Neri è stato premiato con risultati di altissimo livello e il Cerretalto 2001 ne rappresenta la summa ideale, a dispetto dell'impostazione tendente al moderno.
Neri, come altre cantine blasonate, non ha prodotto il Brunello 2002, non ritenendo l’annata degna. Per questo è quasi commovente vedere un bravo produttore come Giancarlo Pacenti (Siro Pacenti) presentare solo il Rosso di Montalcino 2005, splendido nel suo frutto croccante, nella sua eleganza degna dei migliori Bordeaux.
A Montalcino si produce anche un vino dolce, il Moscadello. Anzi, il «leggiadretto frizzantino» è il vino storico dell'ilcinese, presente dal XVII secolo. Oggi sono rimaste una decina di aziende a produrlo, con il Poggione unico a interpretarlo ancora in maniera tradizionale (da provare!) e gli altri a seguire la strada della vendemmia tardiva. Piacevoli e complessi quelli di La Poderina e Col d'Orcia.