Bellezza trionfale ma in un "museo" modesto

Lo scudetto giudicato dal professore di estetica

Lo scudetto dell’Inter dal punto di vista estetico? Premessa, che è un po’ come mettere le mani avanti: primato indiscusso e meritatissimo. Anche bello? Vediamo. Comprendiamo che una cosa è bella se conosciamo davvero la cosa, nel senso che, tanto maggiore è la conoscenza di essa, tanto più sicuro e convinto è il giudizio estetico. Per esempio: io ho tra le mani un oggetto che proprio non riesco a capire cosa sia. Potrebbe essere una statuetta per qualche culto religioso, oppure un contenitore, oppure un semplice strumento di lavoro. Posso dire che è bello? Sarà interessante, curioso, affascinante, misterioso, ma sostenere che sia anche bello è un giudizio estetico che non ha nessun fondamento. Adesso prendiamo come esempio un oggetto che invece abbiamovisto e rivisto mille volte: la statua di uno scultore greco. Anche se non abbiamo un’esplicita conoscenza di quella statua, essa ci rimanda a un mondo dell’arte che, se proprio non siamo cresciuti come degli ignoranti eremiti, appartiene alle nostre percezioni, a nostri semplici e immediati riferimenti estetici. Quella statua greca ci appare bella anzi l’ammiriamo proprio perché l’armonia tra le sue parti ci suggerisce i principi stessi di ciò che generalmente intendiamo per bellezza.

Naturalmente ho fatto due esempi estremi che semplificano il problema, ma questo è il criterio che più o meno consapevolmente, più o meno intelligentemente usiamo quando diciamo che una cosa è bella o brutta. Insomma, dobbiamo valutarla in relazione ad altre realtà ad essa simili, di cui abbiamo conoscenza attraverso le nostre esperienze di vita o di studio. Ora riportiamo questo mio elementare ragionamento allo scudetto dell’Inter. La squadra ha stravinto il campionato, ha stracciato gli avversari, ha macinato record su record: cosa si vuole di più per dire che il suo è uno scudetto bello? Apparentemente niente.

Dunque: da più commentatori è stata sottolineata la stranezza di questo campionato con una grande squadra assente, la Juve, e altre penalizzate. Ma di per sé questa anomalia non può entrare - almeno - nella valutazione estetica dello scudetto dell’Inter. Se infatti i nerazzurri avessero arrancato durante il campionato, rosicchiando un punticino qui e uno lì per arrivare primi, è chiaro che la loro impresa sarebbe stata più discutibile di quella ottenuta sbaragliando ogni avversario. La questione è un’altra. Riprendiamo i paragoni artistici. Supponiamo che uno scultore professionista di nome Inter si confronti con scultori della domenica. È facile che la sua opera risulti bella rispetto a quelle dei dilettanti domenicali. Però succede anche che lo scultore di nome Inter metta la testa fuori dal cortile di casa per andare in uno scenario internazionale. Non trova più dei dilettanti della festa ma artisti di rango e fa una brutta figura.

Conclusione: definiamo una cosa bella all’interno di un contesto di relazioni. Se io non possiedo niente, l’unica cosa che ho mi appare bellissima, ma se appena la paragono con oggetti di proprietà altrui, ecco che al confronto la cosa che possiedo e che mi sembrava bellissima ora può apparire mediocre. Bisogna sempre guardare oltre il cortile di casa propria per capire la realtà: è un atteggiamento umile e intelligente. Ora, è indubbiamente vero che lo scudetto dell’Inter ha una bellezza trionfale, ma appare così perché quello che abbiamo nel cortile di casa è malinconicamente modesto.