Belli i musei ma i cataloghi dove sono?

Troppe mostre d’arte, troppi cataloghi, pesanti come pietre, che fanno felici curatori ed editori sponsorizzati. Le mostre sono diventate un vero affaire, e se qualcuna merita davvero, concludendo lunghi periodi di studi e ricerche, molte sono deludenti. Quelli che invece sono più rari sono i cataloghi dei musei, di quelle realtà che vivono nell’ombra, silenziose, eppure percorse da appassionati visitatori. I grandi musei, come gli Uffizi o i Musei Capitolini, hanno i loro cataloghi. Ma le realtà minori? Ci sono musei di grande ricchezza e prestigio in città più piccole, che non offrono al visitatore neppure un dépliant. Niente di niente. Esempio? Il Museo di San Matteo di Pisa, ricchissimo di fondi oro, sculture trecentesche, dipinti quattrocenteschi di Masaccio, Gozzoli, Ghirlandaio. Se chiedi all’usciere all’ingresso se c’è un catalogo, ti risponde gentile e sconsolato «No, purtroppo ’un c’è». Sul bureau infatti, solo una penna attaccata al filo. «Forse, in soprintendenza può trovare qualcosa ma di molto vecchio...». Infatti l’unico catalogo esistente, ma da anni introvabile, è quello di Enzo Carli, uscito da Pacini editore nel 1974. Peccato che non corrisponda per niente all’attuale assetto del museo.