BELLO IL BASKET CHE CI SIAMO PERSI

Belli i mondiali di basket. Partite avvincenti, il meglio della pallacanestro di tutti i continenti in campo con i fuoriclasse americani della Nba in prima linea, e poi un crogiolo di razze e culture cestistiche di prima fattura, con l'aggiunta di forze emergenti come quella africana e cinese. Peccato che di questi mondiali di basket il pubblico italiano abbia visto poco o niente, giusto il tempo di assistere a qualche partita della nostra nazionale prima dell'inattesa eliminazione patita dalla Lituania. La Rai ha infatti acquistato solo il pacchetto delle partite degli azzurri, con una scelta di un provincialismo davvero penoso, e forse rimedierà solo in occasione delle semifinali e finali, degnandosi di aprire le telecamere anche a ciò che esula dall'orticello di casa nostra. Quanto alle altre reti, peggio che andar di notte, compresa Sky per non parlare di Mediaset e di qualsiasi altro circuito televisivo generalista o satellitare, il che è davvero sconcertante in un'epoca che viene continuamente spacciata come il paradiso della comunicazione, dell'informazione, della facilità di accedere ad ogni evento, dell'opportunità di vedere di tutto e di più. Sembra si siano messi tutti d'accordo per impedire agli appassionati di gustarsi uno degli avvenimenti più spettacolari dell'annata, dal momento che non solo di calcio si può vivere, sportivamente parlando. Una grande occasione persa, una dimostrazione di insensibilità resa ancora più acuta dalla scelta di trasmettere «solo le partite dell'Italia», un obbrobrio concettuale ancor prima che paradossale nell'era della mondializzazione. Cosa dovremmo essere, contenti per il privilegio autarchico, orgogliosi di aver potuto accedere alle partite della nazionale osservandole come unico metro tecnico di giudizio e paragone? Certo è che la nuova stagione televisiva, almeno sotto il profilo sportivo, non inizia davvero nel migliore dei modi se viene «bucato» un avvenimento di tale portata, lasciato oltretutto orfano di qualsiasi tipo di rubrica di approfondimento, di appuntamento quotidiano di informazione che non si esaurisca nell'arido minutino di riassunto all'interno del notiziario sportivo della sera. Né il servizio pubblico può accampare la scusa dei palinsesti già gonfi di impegni e appuntamenti, perché siamo nel mezzo di un mese di agosto tradizionalmente povero di contenuti televisivi, conseguentemente manipolabili con facilità e senza strascichi. La speranza è che situazioni di questo tipo non si debbano ripetere più, che una brutta figura del genere rimanga come monito per il futuro. Ma lo si è sperato tante di quelle volte, con esiti ogni volta frustranti, che è quantomeno azzardato riservare a tale pensiero uno spazio superiore al nanosecondo.