«Bello fare il vigile. M’hanno pure multato...»

«Se tu passi con il rosso... giallo appiccicheto al rosso… la multa te la do». Lo cantava Lino Banfi, divisa bianca e fischietto in bocca, nella sigla della serie tv «Il Vigile Urbano». Erano gli anni '90, ma da allora in città nulla è cambiato.
Banfi, ma lo sa che oggi il semaforo compie 140 anni?
«Dove sono nato io, a Caruso di Puglia, è arrivato negli anni '60. Da noi si sentiva parlare di questo oggetto luminoso che già c'era nelle grandi città, quando installarono il primo eravamo tutti curiosi. Noi ragazzi ci appostavamo per guardare la reazione della gente, soprattutto dei contadini».
...e cosa succedeva?
«Avevano messo il semaforo nel punto dove finiva una discesa con i sampietrini, e quando arrivavano i contadini con i loro carretti erano tutti terrorizzati. Scattava il rosso e sotto i ferri del cavallo si vedevano le scintille. Il primo contadino che passò con il rosso gridò dietro al pizzardone: “Uè, vigile, io il semaforo lo capisco, ma insegnalo tu al cavallo se sei capace...”».
E quando ha vestito i panni del vigile?
«La prima volta ho dovuto dirigere il traffico in piazza Navona a Roma e il comandante dei vigili aveva paura che succedesse qualcosa».
E invece?
«Finì che intralciai il traffico. La gente si fermava e diceva: ma quello è Banfi...».
Quante multe ha dato nella fiction?
«Molte. In una puntata sono stato pure multato da mia figlia Rosanna, che recitava con me nel telefilm, allora non si chiamavano ancora fiction. Anzi, mia figlia ha anticipato i tempi, perché allora le vigilesse non esistevano. Due anni fa hanno persino messo una sua foto nel calendario dei Vigili urbani».
Sa che passiamo almeno 5 anni della nostra vita fermi ad aspettare il verde?
«Bisogna essere sereni e tranquilli, mai calcolare i tempi, sennò si va al manicomio».
Lei cosa fa quando è in coda al semaforo?
«Guardo sempre ai lati per vedere la gente che si mette le dita nel naso. Lo fanno anche le donne, anche se con più garbo...».
Si arrabbia mai?
«Se qualcuno fa il furbo sì. Però ridono tutti perché pensano che io stia girando una scena».
Un consiglio ai nevrotici del semaforo?
«Aspetta con serenità che dopo il rosso puoi passà... fa pure rima».