Bellocchio disprezza la Rai che finanzia i suoi film

RomaAccidenti: a leggere Marco Bellocchio la situazione del cinema italiano è davvero grave. Intervistato da Luca Bonaccorsi per Left, il regista dei Pugni in tasca, alle prese col missaggio dell'attesissimo Vincere!, accusa: «Oggi è molto peggio di qualche anno fa. Io, per esempio, oggi non potrei fare L'ora di religione, non me lo lascerebbero fare. E invece tanti temi, anche sulla Chiesa, la religione, potrebbero essere rappresentati in forma nuova, leggibile». Ancora: «Il cinema oggi è totalmente dipendente dalla tv, che ogni tanto elargisce qualcosa, ma pretende, con il suo orrendo conformismo, di imporre il suo linguaggio. Difficile trovare spazi di libertà, che invece c'erano negli anni Sessanta-Settanta». Infine: «Oggi in Italia c'è una dittatura democratica. Smarrimento, vuoto, istupidimento di massa». Il giornalista chiede se Vincere! sia «una metafora di Berlusconi». Risposta: «Mah, saranno gli spettatori a dirlo. A me interessava il rapporto violento di Mussolini con una donna». Cioè Ida Dalser, la moglie che il futuro Duce sposò e poi fece internare in manicomio.
In predicato per il festival di Cannes, benché molto richiesto dalla rivale Mostra di Venezia, Vincere! è interpretato da Giovanna Mezzogiorno e Filippo Timi, produce in quota maggioritaria (per oltre 3 milioni di euro) Raicinema, la stessa che ha finanziato gli ultimi film del cineasta piacentino: L'ora di religione, Buongiorno, notte, Il regista di matrimoni. Vale la pena, allora, di ascoltare il parere di Caterina d'Amico, amministratore delegato di Raicinema, cioè dirigente di quella detestabile tv che ogni tanto, secondo Bellocchio, elargirebbe qualcosa, imponendo in cambio un'ignobile sordina al linguaggio. «Sono sbalordita, adesso chiamo Marco, che è un amico, per capire se ha detto proprio così», risponde al cellulare da Foggia. Leggiamo ampi brani dell'intervista, non smentita. «Non riesco a prenderlo sul serio, perché sennò dovrei molto arrabbiarmi. Davvero non mi pare di aver esercitato, né su di lui né su altri registi che lavorano per noi, un "orrendo conformismo". Con Marco siamo andati d'amore e d'accordo su tutto. Mi ha mostrato un primo montaggio del film, ha chiesto di girare un'altra scena, aspetto la versione definitiva che contiamo di proporre a Thierry Frémaux per Cannes». Chiediamo: Bellocchio sostiene che L'ora di religione non glielo farebbero girare oggi. «All'epoca non ero a Raicinema, ma non mi pare che l'ad di allora, Giancarlo Leone, abbia censurato niente, inclusa la famosa bestemmia. Certo, il film suscitò polemiche e discussioni, la Cei protestò, alla fine fu un successo di pubblico e critica. Immagino che Marco tema una presenza più forte e incisiva del Vaticano sullo Stato, ma non può dire che sarebbe impossibile. Per me non esistono temi tabù, dall'incesto all'eutanasia. Semplicemente chiedo di leggere un copione prima di decidere». E già: duro lavorare sotto cotanta censura...