Bellocchio Leone d’Oro alla carriera con un’altra versione di «Nel nome del padre»

Andrà a Marco Bellocchio (nella foto a lato) il Leone d’Oro alla carriera della 68ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che si svolgerà dal 31 agosto al 10 settembre. La decisione è stata presa dal consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, su proposta del direttore della Mostra Marco Müller. A seguire la cerimonia di consegna del premio - nella Sala Grande del Palazzo del Cinema - sarà presentata la nuova versione di Nel nome del padre (1971) del regista nato a Bobbio nel ’39. Non è un semplice «restauro», ma un’opera inedita, realizzata a partire dai materiali del film stesso. «Dopo la prima proiezione pubblica, al Festival di New York del ’71 - ha detto Bellocchio -, Nel nome del padre è ritornato in moviola altre tre volte, quattro con quest’ultima revisione. Per una necessità di liberare le immagini, nel senso di alleggerirle di quella pesantezza ideologica che le schiacciava, le soffocava... Immaginare liberamente era allora inconcepibile. Per cui tante immagini piene di parole che giudicavano, spiegavano, ripetevano le spiegazioni, citavano, sono cadute. Molta cultura, figlia di quegli anni, magari irrisa, in quest’ultima versione è stata almeno contenuta a favore della storia, dei personaggi, degli affetti più semplici e diretti». Consacrato già al suo film di debutto, I pugni in tasca (’65), come uno degli autori di riferimento del Nuovo Cinema, Bellocchio faticò per «liberarsi» da quel successo inatteso e ingombrante. Vi è riuscito con l’eccitazione visionaria di Nel nome del padre (’71), il classicismo di Marcia trionfale (’76), lo psicodramma de Il gabbiano (’77). Sono seguiti poi Diavolo in corpo (’86), La condanna (’91), Il sogno della farfalla (’94). Fra le ultime opere, L’ora di religione (2002) e Buongiorno, notte (2003).