Bellucci suona Beethoven Che sapori straordinari

L'adagio con cui Giovanni Bellucci apre la famosa sonata Patetica di Beethoven lo è talmente che viene il dubbio che stia tornando indietro. Poi si lancia nell'allegro di molto e vola via leggero, con qualche indugio impercettibile. Va avanti intimo nell'adagio cantabile, assorto come improvvisando; finché approda brillante ed elastico nel rondò. Eccolo poi in un bell'adagione calmo nella sonata Al chiaro di luna, immobile nel tempo successivo, poi fiondato con leggerezza in quello conclusivo. Probabilmente si sente un problematico; a me sembra un assaporatore: e il suo tocco limpido, esatto, segretamente affettuoso, ci coinvolge nella delibazione con assoluta straordinarietà.

Giovanni Bellucci Beethoven sonate 8 e 14, sinfonia 5 pianoforte Opus 106