Il Belpaese val bene una fila (per controlli)

I Beni Culturali in Italia stanno
diventando un problema di difficile soluzione.
Troppa roba da mantenere, sedi statiche che non funzionano, personale impiegato scarso o
incompetente

Da qualsiasi parte li prendi i Beni Culturali in Italia stanno diventando un problema di difficile, forse impossibile, soluzione. Troppa roba da mantenere, sedi statiche che non funzionano perché nessuno investe nella loro promozione, personale impiegato scarso o incompetente dove dovrebbe essercene tanto, inutile e in sovrannumero dove invece non serve, teatro per penosi scaricabarile sulle competenze, occasioni di polemica pretestuosa quando si tratta di far entrare i privati nella gestione. Ultima di una lunga serie di malefigure, l'allarme bomba al Colosseo che ha messo a nudo un dato davvero impietoso: al monumento più famoso d'Italia i metal detector erano stati tolti e i sistemi d'allarme sono inadeguati al flusso quotidiano di turisti. Di chi la responsabilità per questa incuria? Non del Ministero, afferma il sottosegretario Giro, mentre per il sindaco Alemanno il Comune non c'entra niente. Forse dovrebbero prendere tutti lezione da Checco Zalone, che nel suo secondo film riesce con i suoi particolari metodi a sventare un attentato alla Madunina del Duomo di Milano. Non è affatto comico pensare che tra gli obiettivi del terrorismo possano esserci i luoghi simbolo dell'Occidente, dunque vietato abbassare la guardia rassegnandosi al fatto che i grandi musei del mondo, ivi compresi i principali siti archeologici, devono essere messi a norma come un aeroporto o un luogo di culto. Alcuni italiani storcono il naso, mal sopportando le file e ritenendo la loro privacy più importante della sicurezza di tutti. Sono gli stessi che poi li trovi ordinatamente in riga al Metropolitan o al MoMA di New York, al Louvre o al Pompidou di Parigi, sorvegliati dallo sguardo niente affatto bonario di agenti che li controllano con il metal detector, ordinando di passare borse e zaini sul rullo e, se non sono convinti, sequestrando computer e macchine digitali. Per salire sul London Eye sulle rive del Tamigi si può aspettare anche un'ora, per la Tour Eiffel peggio, ma se ti capita un'attesa irragionevole agli Uffizi o a Brera, tutti a sbuffare, vantare diritti di priorità (vecchi e bambini al seguito), provare di tutto per passare avanti smadonnando sul sistema che non funziona. Posta l'assoluta esigenza di ammodernamento per monumenti e musei d'eccezione -questo del sistema di controllo sarà una priorita per il gruppo Della Valle che investe 25 milioni sul restauro del Colosseo- torniamo sempre da capo: in un Paese dove il patrimonio artistico-architettonico è ingente, non tutto può essere trattato allo stesso modo e bisognerà ragionare per fasce di intervento a seconda della reale importanza del sito. Sperando in un aiuto sempre più consistente dei privati, sempre che ministeri, funzionari, sovrintendenti e carte bollate non li facciano fuggire ancora.