«Belushi folle, Aykroyd maniaco Così nacquero i Blues Brothers»

Pubblicata la biografia dell’attore che, a 24 anni dalla morte, è ancora un simbolo di comicità

Dan Aykroyd si muoveva con sicurezza nel camerino pochi istanti prima dell’inizio di Saturday Night Live (lo storico talk show sul canale americano Nbc - ndr) il 22 aprile 1978. Era un maniaco del dettaglio e tutto doveva essere perfetto. Danny non interpretava un altro ruolo in un altro sketch. Diventava quel personaggio: aspetto, gesti, persino i pensieri. Si aggiustò la cravatta allo specchio; era perfetta, molto sottile e seria, nero pece, con un piccolo nodo, e spiccava sulla camicia bianca inamidata, l’abito nero era floscio con i revers stretti e l’orlo dei pantaloni spazzava per terra. Al polso sinistro un orologio Timex; il cappello scuro con il nastro nero comodamente sistemato in testa. Naturalmente, gli occhiali erano cruciali. Dovevano assolutamente essere Ray Ban, modello 5022-G15.
Nessuno, neppure la polizia, avrebbe potuto scoprirlo sotto quel travestimento. Gli occhiali nascondevano lo sguardo sballato, iniettato di sangue. L’abito ineccepibile serviva a nascondere la sua follia interiore, era una diversione intelligente, tipo quelle di Lenny Bruce. Era un fuorilegge, un rinnegato che in qualsiasi momento poteva infilare una mano in tasca, tirare fuori la sua armonica e suonare un blues.
Nel camerino accanto, John Belushi stava infilandosi alla bell’e meglio un costume identico. Il colletto della camicia non era della sua misura e il cappello era marrone scuro invece che nero. Alle 23,30, Paul Shaffer fissò la telecamera da una cabina sopra il palcoscenico e disse con voce nasale e un forte accento di Brooklyn: «Benvenuti al Rock Concert (...). Godiamoci allora Joliet Jake e il suo silenzioso fratello Elwood, i Blues Brothers». Sotto i riflettori dello studio, John Belushi e Dan Aykroyd si produssero in un’energica versione di Hey, Bartender. John cantava senza fermarsi un secondo. Schioccava le dita, afferrava il microfono, si sbottonava la giacca. Il sudore gli colava lungo il viso.
Di fianco a lui, un po’ arretrato, Aykroyd batteva il tempo con il piede e suonava una Special 20 (un’armonica a bocca - ndr). Dan era un buon musicista. Di tanto in tanto John lo guardava quando faceva una sequenza di accordi piuttosto potente. Lasciando i riflettori ad Aykroyd per un assolo, John andò in fondo al palcoscenico a ballare, agitando le braccia, piroettando sul piede destro e poi saltando da un piede all’altro, sbattendo i gomiti, segnando il tempo con il pugno. Ritornò ballando al microfono e ricominciò a cantare con la voce rauca e il fiato corto. La testa saltava su e giù a tempo, e lui urlava entusiasticamente. Alla fine della canzone, afferrò il microfono e lanciò un grido primitivo. Poi lui e Dan fissarono il pubblico in silenzio; sembravano due agenti della Cia. Si scatenò un applauso caloroso. (...). Per tradizione, Saturday Night Live ospitava i più grandi nomi del mondo musicale - Billy Joel, The Band, Bonnie Raitt, George Harrison. E questi erano due membri del cast regolare, vestiti in modo strano che si presentavano come ospiti. Era uno scherzo? Aykroyd suonava l’armonica e Belushi, benché avesse una pessima voce, ci metteva il cuore e l’anima in quello che cantava, e quella era l’essenza del blues. Ma erano due tra i migliori comici del Paese. Non era possibile che facessero sul serio. Invece John non scherzava affatto. Si era innamorato del blues un anno prima: i lamenti accorati e le voci vibranti dei musicisti neri lo avevano conquistato. Da quando l’aveva conosciuta, durante le riprese di Animal House, quella musica era diventata un’ossessione per lui. (...).
Per un anno John e Dan Aykroyd avevano riscaldato il pubblico di Saturday Night Live interpretando i Blues Brothers, prima dell’inizio delle trasmissioni finché Lorne Michaels, tormentato da John, aveva permesso loro di farlo in onda. John aveva detto a Judy (sua moglie - ndr) che i Blues Brothers erano un modo per ristabilire il suo rapporto con Aykroyd, che doveva sentirsi abbandonato da quando lui e Judy si erano sposati. Dopo la felice apparizione in tv, John e Dan non volevano lasciar perdere la cosa. Brillstein contattò Michael Klenfner, vicepresidente della Atlantc Records, e lo convinse che la popolarità televisiva dei due avrebbe contribuito al successo di un disco. Firmarono un contratto per 125.000 dollari. (...). Judy era preoccupata, dato che droga e musica erano praticamente sinonimi. Gran parte della musica rock non poteva prescindere dalla cultura della droga e, dopo averne saggiato le acque, John ci si era tuffato. Non mollava un attimo e andava avanti per giorni interi. La cosa interferiva con il loro rapporto e la loro vita sessuale. «È il mio stile di vita», diceva John. (...). La cocaina gli dava un senso di positività nei propri confronti; tutto gli sembrava importante e intenso.