Ben Harper, l’ultimo sciamano che seduce con la magia del blues

Un tempo i momenti toccanti di un concerto venivano sottolineati dai fan accendendo in sincronia le fiammelle degli accendini; oggi quegli attimi sono vissuti inalberando i telefonini per immortalare l’icona di turno. Il mondo cambia e questo spiega il meritato trionfo di Ben Harper (che ha concluso il suo tour nelle arene di Roma, Milano e Bologna), ultimo sciamano che sappia rappresentare con forza personalizzatrice tutte le facce della musica nera. È chiaro, sa anche fare spettacolo: ora si getta in un’esplosiva poliritmia di percussioni, ora in un superfunky, ora fa esplodere un interminabile applauso cantando a piena voce senza microfono. Però ha l’anima intrisa di blues; il blues delle radici proiettato nella realtà odierna. Quando suona la sua chitarra Weissenborn - appoggiata alle ginocchia - non ha rivali nel rinnovare un idioma che passa dall’arcaico Casey Bill Weldon all’elettrico Elmore James. E i fan ascoltano con compunta attenzione quei furenti brani in solitudine, così come le ballate intimiste (Diamond On the Inside o il gospel There Will Be a Light), piazzate strategicamente in mezzo ad un’ondata di suoni virulenti in cui guida il pubblico (che segue a squarciagola inni come I Believe In a Better Way) e gli Innocent Criminals con la fantasia della chitarra e i flessibili scarti della voce.