Ben Riley all’Aperitivo per l’eredità di Monk

Franco Fayenz

Domani alle 11, nella consueta cornice del Teatro Manzoni, ha luogo il quinto appuntamento della stagione di Aperitivo in Concerto. La scena ritorna all’argomento che in questi ultimi anni ha riservato all’Aperitivo i maggiori consensi di pubblico e di critica, cioè il jazz contemporaneo.
Arriva la Ben Riley’s Monk Legacy Band in un momento quanto mai opportuno. L’interesse per il pianista e compositore Thelonious Monk è andato crescendo non soltanto da quando è morto (il 17 febbraio 1982 a 65 anni), ma già da dieci anni prima, all’atto del suo drammatico ritiro nel mutismo più assoluto, anche verbale.
Un interesse che ha fatto seguito a numerose incomprensioni durante la sua vita, quasi a titolo di risarcimento. Ricordiamo che nel 1981 si riunì il quartetto Sphere (era il soprannome di Monk) con lo scopo dichiarato di continuare il difficile messaggio del grande musicista.
I componenti erano il batterista Ben Riley (ancora lui, il più fedele e convinto), il sassofonista tenore Charlie Rouse che con Monk aveva collaborato per più di dieci anni consecutivi, il pianista Kenny Barron e il contrabbassista Buster Williams. Il quartetto è ancora in attività, seppure saltuariamente, dopo la morte di Rouse (1988) sostituito da Gary Bartz.
Conclusasi l’esperienza con Monk, Riley si dedica per alcuni anni solo all’insegnamento, finché negli anni Settanta decide di far ritorno all’attività concertistica, esibendosi prima con Alice Coltrane e poi come componente del New York Jazz Quartett.
La Legacy Band è un aureo settetto che allinea, oltre a Riley, Don Sickler tromba e arrangiamenti, Bobby Porcelli sassofoni soprano e contralto, Don Braden sassofono soprano e tenore, Ronnie Cuber sassofono baritono, Freddie Bryant chitarra e Cameron Brown contrabbasso.
Si diceva dell’attuale momento molto favorevole alla memoria di Monk. I punti focali, tutti discografici, sono almeno quattro. Il pianista e direttore d’orchestra berlinese Alexander von Schlippenbach ha portato a termine la temeraria impresa di incidere con il proprio gruppo per la Intakt tutte le composizioni di Monk (sono una settantina, e si possono ascoltare in tre cd indivisibili intitolati Monk’s Casino).
La Columbia rimette in circolazione un album di due cd - Miles Davis: Round About Midnight - nel secondo dei quali è documentato l’incontro straordinario del trombettista e del pianista al festival di Newport del luglio 1955, dove suonarono appunto il brano più celebre di Monk, Round About Midnight.
Riappare, rimasterizzato da Riverside, anche l’incontro fra Gerry Mulligan e Monk, Mulligan Meets Monk. Subito dopo la registrazione, nell’agosto 1957, si pensò a un’inutile dialettica degli opposti, date le diversità stilistiche dei due artisti, dolce e ironico Mulligan, acre e scontroso Monk. Invece la musica fluisce con suoni eccellenti, ai più alti livelli.
Il pezzo forte è il ritrovamento di un inedito, costituito da un intervento concertistico di incredibile bellezza che Monk e John Coltrane effettuarono alla Carnegie Hall di New York il 29 settembre 1957, in un periodo problematico della vita dei due artisti, che si pensava fosse andato perduto e invece è stato ricuperato dalla Blue Note (Monk Quartet with Coltrane at Carnegie Hall). Infine, per quanto riguarda l’Italia, c’è anche il dvd Misterioso, un “viaggio nel silenzio di Thelonious Monk” realizzato per Feltrinelli dallo scrittore Stefano Benni insieme con il pianista Umberto Petrin.
Ovviamente, sarà ancora più emozionante ascoltare i suoni di Monk dal vivo, ad opera di un settetto di grande spessore e originalità come la Legacy di Riley. Ci si attende un concerto davvero trionfale.