BEN VENGANO LE REPLICHE DI ARBORE

Tra i meriti dell'ultimo programma di Renzo Arbore Speciale per me, che in queste settimane viene opportunamente riproposto in replica alle 23,15 di ogni sera su Raidue, c'è anche quello di avere dato spazio alla buona musica in televisione. Musica «colta», di qualità, prodotta e suonata da jazzisti e autori che non trovano spesso ospitalità nei nostri palinsesti. Gli ottimi dati di ascolto di questo programma anche nella fascia estiva testimoniano che esiste una esigenza di buona televisione persino in questo periodo, e circoscrivendo il discorso all'aspetto musicale cui abbiamo appena fatto cenno non si vede perché dirigenti e programmisti non tengano conto della straordinaria opportunità offerta dai mesi estivi per riqualificare l'offerta musicale televisiva, ove crescesse una sensibilità in tal senso nei piani alti del Palazzo della nostra tivù. Alcuni lettori mi hanno scritto, in queste ultime settimane, lamentando ad esempio la persistente assenza della musica classica nei nostri palinsesti, salvo rare e defilate eccezioni. È una latitanza, fanno notare giustamente, che assume una connotazione ancora più frustrante in occasione dei mesi estivi in cui l'alibi di dover trasmettere a tutti i costi trasmissioni di largo ascolto in grado di battere la concorrenza viene a mancare, o comunque è ridimensionato. Aggiungerei una semplice osservazione facilmente verificabile: in questi mesi c'è un fiorire di manifestazioni musicali in ogni regione d'Italia, concerti e balletti e cori e singole esibizioni di pianisti e violinisti di vaglia cui le amministrazioni comunali danno giusto spazio - con confortante seguito di pubblico - proprio in considerazione del periodo vacanziero e della maggiore disposibilità di tempo e aggregazione dei cittadini. Che ci vuole a inviare le telecamere al seguito di qualcuna di queste manifestazioni, costruendosi un archivio di registrazioni da mandare in onda nelle occasioni in cui i palinsesti delle settimane estive, sgombri da incombenze pressanti, lo consentirebbero? La prima rete che desse vita a iniziative di questo tipo, creando un appuntamento cadenzato all'insegna dell'«estate musicale» in orari ovviamente decenti, conquisterebbe un credito e un ritorno favorevole di immagine che ripagherebbe immediatamente l'impegno organizzativo, che a prima vista non appare titanico (senz'altro inferiore allo spreco di mezzi per trasmettere certi spettacoli di vacuo intrattenimento dalle località di villeggiatura). I tempi paiono maturi per uno scatto di orgoglio, specie da parte del servizio pubblico. Non ha senso che anche d'estate il 99 per cento della musica offerta al pubblico sia quella leggera, e il restante uno per cento rimanga nascosto nelle pieghe dei palinsesti.