Ben vengano tutte le Ztl, basta però non abusarne

Il problema delle zone a traffico limitato non è da poco e certamente l'amministrazione non ha valutato abbastanza a fondo le conseguenze di decisioni di questo tipo. Nel senso che dopo il primo impatto (che può ricevere approvazione da alcune parti dei cittadini con il piacere di ottenere una sorta di tranquillità o di riparo da altri inconvenienti) con il passare dei giorni i problemi mostrano il loro volto vero, a volte celato dal tempo o da condizioni ambientali magari poco appariscenti o non valutate sul posto. Le note ztl dovrebbero, come primo intento, creare ordine, serenità, sicurezza, sviluppo del verde, protezione degli abitanti e degli esercenti. L’esempio di via Paolo Sarpi è significativo, se certi obiettivi sono stati raggiunti, molti altri problemi hanno talmente esasperato la situazione, che la strada nel commercio sembra spegnersi giorno dopo giorno. Ma chi non vorrebbe vedere strade di grande interesse commerciale come corso Buenos Aires o corso Vercelli puramente pedonali? Questi sono ad esempio i due casi milanesi dove i vantaggi sarebbero ben superiori agli svantaggi. E lo si può dire basandosi sull’esperienza: come tutto funziona in corso Vittorio Emanuele così tutto funziona anche in corso Buenos Aires quando la strada è occupata da un mercato periodico che blocca la circolazione delle auto. A parte l'impossibilità di realizzare tutto questo con continuità, per una questione di traffico e di viabilità, dobbiamo fare i conti con l'organizzazione urbanistica della nostra città, mai risolta da uno sguardo a volo d'uccello (antico termine usato dagli architetti) ma affrontata sempre zona per zona, a volte addirittura strada per strada, mancando una visione globale e armonica del territorio e ancora più spesso, cosa più grave, senza rendere funzionali le interconnessioni tra gli insediamenti abitativi. Un esempio recente sta nella zona Sempione, dove sono stati presi provvedimenti non consoni alla struttura della zona stessa: ed allora ecco il rumore, la difficile vivibilità e le proteste.