Bene le critiche, se costruttive meglio

di Daniele Capezzone*

Caro direttore,
non chiedo ospitalità come portavoce del Pdl, ma a titolo personale: anch’io, come tanti elettori, mi auguro che si possa giungere alla modifica della parte fiscale della manovra.
Ho scelto di parlarne qui, sobriamente e quasi sottovoce, senza alimentare una chiacchiera politica spesso sterile, ma anche con assoluta convinzione. Per quel poco che vale la mia biografia politica, ricordo di essermi dimesso nel 2007 da una presidenza di Commissione (e le dimissioni in Italia sono un esercizio abbastanza raro) in polemica contro le tasse di Prodi e Visco.
In realtà, la manovra varata dal governo ha rilevantissime parti di cui possiamo essere orgogliosi, e che dovremmo tutti far conoscere meglio. Ne cito solo alcune: un colpo di scure ai costi della politica mai tentato da nessuno; un intervento liberale efficacissimo sul collocamento, che può avere effetti importanti sulla creazione di posti di lavoro; un incentivo alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.
Sono misure coraggiose, che però rischiano di essere oscurate dalla parte fiscale, e in particolare dal cosiddetto contributo di solidarietà. A ben vedere, si tratta di un intervento meno pesante di quel che sembra, e che avrà il requisito della deducibilità. Ma ciononostante, lascia l’amaro in bocca, e può farci molto male.
Il progetto della sinistra è fin troppo chiaro: far approvare a noi tutte le misure più impopolari, compromettere il nostro rapporto con l’opinione pubblica, e poi portarci alle elezioni logorati (per sperare di batterci) ma con i conti a posto, in modo che lorsignori non debbano sporcarsi le mani, in caso di successo.
Non possiamo permetterlo. In Italia l’emergenza fiscale già c’è, con una pressione da record. Né mi convincono (so di andare contro il politically correct) alcune cose consentite dalla legge a Equitalia: un conto è la lotta all’evasione, altro conto è permettere azioni che hanno l’unico effetto di mettere in ginocchio famiglie e imprese.
Silvio Berlusconi conosce queste cose meglio di tanti altri che vorrebbero spiegargliele. Personalmente, credo che ancora una volta potrà stupire tutti, e rendersi protagonista di un tentativo riformatore senza precedenti, che gli sarà riconosciuto in futuro. E anche Angelino Alfano ha tutto l’interesse a consolidare e rafforzare il rapporto con l’opinione pubblica, per salvaguardare il ruolo centrale del maggior partito italiano e proiettarlo nel futuro.
È per questo che, a mio avviso, si può far tesoro anche dell’iniziativa già assunta da alcuni deputati del Pdl, e di ogni ulteriore contributo al dibattito, purché chi avanza proposte eviti asprezze e divaricazioni che non aiuterebbero il governo e la maggioranza. In questa legislatura, io non sono in Parlamento, ma considererei con attenzione ogni ipotesi che, lasciando invariati i saldi della manovra, ne alleggerisse il peso fiscale. E quindi, hanno fatto bene il premier, il segretario del Pdl e i capigruppo parlamentari a rendersi disponibili a un confronto con tutti, maggioranza e opposizione. Ora occorre passare dalle enunciazioni teoriche (attività in cui noi liberali ci culliamo un po’ troppo) alla concreta scrittura di emendamenti (auspicabilmente, con il coordinamento del partito e dei gruppi, e non in ordine sparso) che assicurino le stesse risorse, e che siano davvero politicamente sostenibili.
Le ricette le conosciamo. Numero uno: più privatizzazioni, che garantirebbero risorse enormi, riducendo il peso pubblico nell’economia. Numero due: innalzare piano piano l’età pensionabile. Gli amici della Lega non si confondano e ci riflettano su, prima di ripetere un «no» che sarebbe davvero un passo falso: non c’è da tagliare nessuna pensione, neppure di un centesimo (come nessuno ha mai proposto, è bene sottolinearlo), ma solo da chiedere agli italiani quel che saggezza e anagrafe impongono, visto che - per fortuna - si campa più a lungo: lavorare solo qualche semestre in più. Tutto qui. Perché non provarci?
*Portavoce del Pdl