«Bene l’intesa bipartisan

Roma«A Fini e D’Alema dico: benvenuti. Ma in verità ci avevamo già pensato: sulla Bicamerale per il federalismo fiscale c’è già un emendamento del governo. Però mi fa piacere che contribuiscano al dibattito». Se c’è dell’ironia, nel benvenuto di Roberto Calderoli, è molto ben mascherata. Il ministro leghista alla Semplificazione non ha alcuna intenzione di polemizzare con chicchessia, ora che il «suo» federalismo fiscale sta approdando in Parlamento.
Dunque verrà istituita, la commissione evocata da Fini e D’Alema?
«Non mi pare una buona idea istituirne una nuova, con quel che costano le commissioni, i loro presidenti, uffici di presidenza con annessi e connessi. C’è già, pronta e fatta, la Bicamerale per gli affari regionali, e un emendamento del governo vuole attribuirle poteri ad hoc riguardo all’esame dei decreti attuativi del federalismo, in modo da razionalizzarne l’iter parlamentare. In ogni caso apprezzo molto che anche D’Alema apra al confronto su questa materia».
L’ex ministro degli Esteri però dice che la commissione Bicamerale deve essere anche l’occasione per «riprendere il processo di riforma costituzionale».
«E siamo d’accordo anche su questo. Anzi, è una cosa che abbiamo già annunciato: finito il federalismo fiscale, si ricomincia partendo proprio dalla bozza Violante della scorsa legislatura. Avremo un anno e mezzo di tempo, durante l’iter dei decreti legislativi, per arrivare a una riforma costituzionale organica e completa. Insomma, si tratta di un processo già scritto e avviato».
Ma questo «asse» per le riforme tra il presidente della Camera e l’autorevole esponente del Pd la preoccupa? Fini sta diventando il vero interlocutore del centrosinistra, scrivono i giornali e lo accreditano dal Pd.
«Gianfranco Fini ricopre un ruolo istituzionale ai massimi livelli, e non penso proprio che ci possa essere una valenza politica nelle posizioni che assume. Difende l’autonomia del Parlamento. Ma la difende anche la Lega, senza avere ruoli istituzionali: nulla di nuovo sotto il sole».
Domani (oggi per chi legge, ndr) si vota nella Provincia autonoma di Trento, e a sfidare il presidente di centrosinistra Dellai c’è un esponente della Lega. Che previsioni fa?
«Se la stanno giocando, e credo che il nostro Sergio Divina possa prevalere: a rendermi ottimista sono i segnali arrivati qualche giorno fa da Bolzano, dove per la prima volta abbiamo eletto un consigliere e dove siamo riconosciuti come garanti dell’autonomia».
Potreste persino entrare con il Pdl nella giunta guidata dall’Svp, da sempre alleato con la sinistra. Cosa è cambiato?
«Che rispetto al passato, quando il rapporto tra Alto Adige e centro era fondato sulle marchette che i vari governi offrivano all’Svp, ora c’è un rapporto paritario, improntato ai principi del federalismo e non alla concessione di privilegi. D’altronde il nostro legame con l’Svp è antico: io sono persino imparentato, per via di una nonna, con uno dei massimi esponenti dell’autonomismo locale. Sono di razza mista...».
Come Obama? Che effetto le ha fatto la sua elezione?
«Effetto? Zero. Sono contento che sia finita la telenovela delle primarie e della campagna elettorale, che è durata un anno e mezzo e si è mangiata 5 miliardi di dollari. D’altronde, gli sponsor dei due candidati erano proprio quegli uomini di finanza che hanno provocato la crisi di Wall Street e anche nostra. Ora finalmente c’è un presidente, e spero che la affronti nel modo migliore possibile. Quanto al colore della sua pelle, non me ne frega proprio niente, l’importante è che faccia bene il suo mestiere».
La battuta di Berlusconi sull’abbronzato però ha fatto il giro del mondo...
«Ho trovato stucchevoli certe polemiche, si è strumentalizzata politicamente una di quelle uscite spontanee che sono un classico di Berlusconi, per farne un caso. Inutile».
Intanto, le «ronde» previste dai nuovi provvedimenti sulla sicurezza sono molto criticate, anche l’«Avvenire» avanza delle preoccupazioni.
«Le preoccupazioni non sono certo quelle dell’Avvenire, se mai quelle dei cittadini che in alcune zone hanno paura anche a uscire di casa. Là dove lo Stato non arriva, può arrivare il privato sociale. Certo, chi ne farà parte deve essere formato, per evitare ogni rischio di degenerazione».
Ministro, ci sono stati i primi arresti per abbandono di rifiuti in base al decreto sulla Campania. Ma ci sono anche i primi ricorsi e i dubbi dei costituzionalisti. Che ne dice?
«Dico che probabilmente hanno ragione quei costituzionalisti: quella sanzione non può riguardare una sola regione, anche se è vero che in Campania il fenomeno è molto più grave, come si è visto, e va arginato. Mi piacerebbe che fossimo federalisti come gli Usa, ma ancora non lo siamo purtroppo».