«Bene l’ok Ue ai progetti sull’energia»

«Quando l’Italia comincia a puntare i piedi si ottengono i risultati, se si riesce a utilizzare bene gli strumenti europei e se il peso politico a livello delle istituzioni ce lo consente. E così è avvenuto, con il raddoppio dei fondi destinati all’Italia per finanziare i progetti in campo energetico». É soddisfatto Franz Turchi, esponente di An, dopo l’annuncio che la Commissione europea presenterà una nuova proposta ai ministri dell’Energia dei 27, che porta i progetti di nostro interesse da due a cinque, fra i quali il metanodotto Galsi tra Algeria e Italia.
Un argomento che lei conosce bene, in qualità di relatore del Progetto Ten, che riguarda appunto le reti europee infrastrutturali ed energetiche.
«É vero, e proprio con quella legge ho ottenuto un aumento dal 10% al 20% del contributo a fondo perduto, a carico del bilancio europeo, e la possibilità di finanziare il rimanente 80% a tassi agevolati dalla Bei. Una legge che è stata approvata e recepita all’unanimità dal Consiglio e dal Parlamento europeo nel 2004, quando si determinò che l’Italia era carente di infrastrutture, energetiche e non solo. Questo è il momento di chiedere».
A questo proposito il ministro Frattini ha chiesto che il gasdotto Southstream sia inserito tra le priorità europee.
«Giusto, si può benissimo rimodulare il Ten e inserire questo gasdotto. E non dimentichiamo le energie rinnovabili, dove il consiglio di ricerca europeo ha in programma un investimento di 7,5 miliardi. Non solo: esiste una fondazione con le attività, per lo più immobiliari, dell’ex Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio, ndr), che io stesso ho creato nel 2002, che rende 500 milioni più altrettanti di interessi all’anno, utilizzabile come volano per incrementare le energie alternative».
Ma per ora il gas resta insostituibile: che ne pensa della possibilità di un ingresso delle compagnie italiane in un consorzio che controllerà il transito del gas russo verso l’Europa?
«Magari l’Italia cogliesse questa possibilità: porterebbe la tecnologia mentre i russi hanno la materia prima».
E da un punto di vista politico che cosa può fare l’Italia?
«Cogliere l’occasione del vertice sull’energia, che si terrà durante la presidenza italiana del G8, per affrontare i due temi chiave: le reti di energia, ma anche di infrastrutture, e se possibile aumentare il contributo europeo dal 20 all’80 per cento. Ma per questo occorre che nelle istituzioni comunitarie ci rappresentino persone giovani, con competenze professionali e linguistiche, per poter difendere i nostri interessi».