«Bene le Opa, ma con troppe ombre»

Antonio Signorini

da Roma

Senatore Franco Debenedetti, le Opa su Bnl e Antonveneta hanno mostrato la debolezza del sistema?
«La contendibilità e la mobilità del controllo proprietario sono uno strumento di efficienza. Anche i raider, in questo senso, svolgono una funzione positiva, naturalmente in un quadro preciso di regole. Rimangono interrogativi su ritardi e opacità nelle varie fasi del processo».
Che valutazione dà dell’Opa di Unipol su Bnl?
«Se qualcuno scommette le proprie risorse per aumentare la redditività di una banca c’è solo da augurarsi che abbia successo. Che la gestione di Bnl avesse ampi margini di miglioramento lo dicevano tutti gli analisti. Chi si candida a guidarla mettendo soldi, e tanti, scommette proprio sulla propria capacità di realizzare questo aumento di efficienza».
Anche gli spagnoli del Bbva?
«Certamente. Il fatto che fossero già presenti nel capitale e nel consiglio della banca induce tuttavia a chiedersi perché non abbiano, da posizioni minoritarie, portato quei miglioramenti che pensano di realizzare da posizioni maggioritarie».
Lei, da esponente di Democratici di sinistra come vive l’ingresso delle cooperative nel settore bancario?
«Il fatto che un’assicurazione di antiche radici cooperative entri a pieno titolo nella finanza capitalistica è positivo. Chi stava in via Stalingrado si trasferisce in via Veneto: anche simbolicamente, è una vittoria del capitalismo. Perché non rallegrarsene? Se mai c'è stata una finanza rossa, mi sembra che si vada verso l'allentamento dei legami».
C’è chi dice che la sinistra sta allargando la sua influenza...
«Ricordo che dieci anni fa Massimo D'Alema ebbe a osservare che, quando si possono spostare miliardi di dollari con un comando di computer, le forme di governance in vigore al Monte dei Paschi gli sembrava attenessero più all'epoca del medioevo che a quella della finanza globalizzata. È evidente che questo significa auspicare che si vada nella direzione opposta a quella a cui lei allude».