«Bene, ora facciamolo anche per la Camera»

Fontana (Forza Italia): il controllo in pochi collegi è però insufficiente

da Roma

Un «colpo di scena» che «speriamo serva a portare giudizio anche nella Camera bassa». Gregorio Fontana, capogruppo di Forza Italia nella giunta per le Elezioni di Montecitorio, non nasconde la soddisfazione per la decisione del Senato. Un «primo passo», spiega Fontana, che «non può non essere considerato un precedente», quantomeno «un precedente di buon senso».
Anche a Montecitorio, quindi, si procederà al riconteggio?
«Me lo auguro. Anche se sono otto mesi che lo andiamo inutilmente chiedendo. Nella giunta per le Elezioni della Camera, però, la sinistra ci ha sempre bloccato aggrappandosi ad ogni spiraglio che gli concedeva il regolamento. Ancora ieri, per esempio, ci è stato detto che prima di procedere a una verifica complessiva si deve chiudere la campionatura delle singole circoscrizioni. Un’operazione, questa, che in realtà serve solo a prendere tempo».
Quindi mentre il Senato ha sbloccato la questione riconteggio, alla Camera siete ancora in piena «impasse»?
«Pochi minuti prima che arrivasse la notizia di Palazzo Madama, la sinistra ancora si opponeva a che in Giunta si mettesse all’ordine del giorno la nostra delibera per la verifica delle schede bianche e nulle di Montecitorio».
Quindi?
«Quindi martedì prossimo, quando ci riuniremo ancora, la ripresenteremo per l’ennesima volta. E speriamo che il “contrordine compagni” arrivi anche alla Camera».
Altrimenti?
«Altrimenti sono dell’idea che il centrodestra non debba più prendere parte ai lavori della giunta per le Elezioni. D’altra parte, non servendo a nulla non vedo che problema ci possa essere...».
Al Senato si è deciso di ricontare le bianche e le nulle partendo dal criterio del «so close to call». Unica eccezione il Piemonte (dove ha vinto il centrodestra) ma solo perché il risultato è sostanzialmente considerato acquisito.
«E questo è il punto più importante. La ratio della decisione, infatti, accoglie di fatto le motivazioni dei nostri ricorsi nei quali abbiamo sempre chiesto il riconteggio laddove lo giustificasse un margine molto stretto. Per questo credo che si tratti di un precedente anche per la battaglia che stiamo facendo alla Camera».
Dove la verifica, però, non può essere su base regionale.
«Assolutamente no. Alla Camera, infatti, un distacco dello 0,06 per cento dei voti ha fruttato al centrosinistra ben 70 deputati. È chiaro, dunque, che il riconteggio deve essere su base nazionale. Recuperare, per esempio, mille o duemila voti solo in Toscana, infatti, non servirebbe a nulla. La valutazione dovrà essere complessiva».
Oltre alle bianche e alle nulle, al Senato si procederà ad una verifica a campione. È un criterio che si può applicare anche per la Camera?
«Direi di no, proprio per le ragioni di cui sopra. Valutare un margine che è dello 0,06 per cento dei voti solo rivedendo le bianche e le nulle o con una verifica a campione dei voti validi sarebbe del tutto inutile. Un po’ come misurare un centilitro con un dosatore da un litro».
Quindi la decisione presa al Senato per la Camera sarebbe comunque insufficiente?
«Quanto ha deciso la giunta per le Elezioni di Palazzo Madama costituisce sicuramente un primo importante passo avanti. Anche perché una verifica si era resa ancora più necessaria dopo le menzogne di Enrico Deaglio, affettuosamente coccolato sia da Prodi che da D’Alema che hanno avallato le sue ombre. Detto questo, ripeto che il margine così ristretto che ha deciso le sorti della Camera merita una verifica il più possibile accurata. Anche perché a parti invertite - se fosse stata l’Unione a uscire sconfitta dalle elezioni - dopo otto mesi di ostruzionismo alla richiesta legittima di verifica del voto sarebbe già scoppiata la guerra civile».