Benedetto e Avernia

Attorno agli anni Venti del secolo IX un gruppo di undici penitenti provenienti dalla Grecia raggiunse la Bretagna e vi si stabilì. Si trattava di Benedetto e sua sorella Avernia, di origine patrizia e senatoriale, con nove altre persone, tutte di Patrasso. La compagnia arrivò a Nantes e si fece ricevere dal vescovo Alano, dicendo di essere in cerca di un luogo ove ritirarsi in eremitaggio. Il vescovo, conosciuta la loro volontà di dedicarsi alla preghiera e alla penitenza, li mandò da Gondebaldo, conte di Nantes, il quale li accolse con cortesia e concesse loro un terreno vicino a un fiume in località Macérac (oggi si chiama Massérac). Gli undici si portarono in zona e vi costruirono un oratorio che circondarono di «celle» (casupole di una sola stanza, di pietra, legno e paglia). Ora, poiché da quelle parti sorse l’abbazia benedettina di Redon, fondata dall’abate Convoione verso l’830, è discusso dagli storici se Benedetto ne abbia fatto parte o meno. Alcuni sostengono che Benedetto fu un monaco di Redon ritiratosi a Macérac in cerca di maggior solitudine. Sia come sia, è certo che morì nel suo romitorio attorno all’845 e fu sepolto nella chiesetta che lui stesso aveva costruito a Macérac. È ricordato col titolo di abate, forse riferendosi al gruppo di eremiti greci di cui era a capo. Più incerte sono le notizie su sua sorella Avernia. Forse le fu imposto il velo monacale dal vescovo Alano e rimase a Nantes, ma non è sicuro. Comunque, ci pensarono i rivoluzionari giacobini nel 1793 a profanare le tombe dei due santi fratelli e a disperdere le loro reliquie.