Benedetto Marcello, piccola vittoria contro la burocrazia

Per una volta lasciateci rinunciare all'ipocrisia della falsa modestia, dichiarando che è anche merito di questo giornale se, pur con due anni di ritardo, è stata finalmente presa una decisione sulla sistemazione a verde e parco giochi del parterre sui box di via Benedetto Marcello. A dimostrazione che la stampa può svolgere un ruolo civile e utile non solo nella denuncia dei grandi problemi della società ma anche per la soluzione di questioni solo apparentemente piccole, in realtà di quotidiana concretezza. E' stata presa una decisione, dunque - sebbene molti abitanti del quartiere si interroghino ancora sulla sistemazione della restante area di via Benedetto Marcello e sul ruolo comunque pervasivo del bisettimanale mercato. Ora non resta che aspettare la realizzazione. Già, e quanto altro tempo passerà? Perché se una volta si denunciava come grande male della politica italiana (e, ahinoi, da qualche tempo anche milanese) l'incapacità di decidere per i troppo diffusi poteri di interdizione, ora la situazione sembra perfino peggiorata. Ora infatti, se pure la politica decide, poi la palla torna alla burocrazia che non realizza, ritarda, rimanda, temporeggia: sono i famosi, maledetti «tempi tecnici», che spesso diventano tempi biblici. I casi sono troppi perché sia necessario fare degli esempi. Una volta Milano andava orgogliosa anche dell'efficienza asburgica della sua amministrazione: ora le cose sembrano cambiate, la burocrazia milanese è più «italiana», vicina alla media nazionale, nonostante la qualità professionale della struttura resti molto alta. Forse è solo una questione di procedure e di attribuzioni di responsabilità, ma anche queste dipendono da scelte politiche. Casi come la sistemazione definitiva di via Benedetto Marcello, dunque, possono dimostrare una inversione di tendenza.