Benedetto mette in agenda un viaggio in Terrasanta

«Spero vivamente che la Provvidenza mi conceda un pellegrinaggio» Nella preghiera dell’Angelus anche un riferimento ai cattolici cinesi: «Mantengono fedeltà alla Sede di Pietro senza cedere a compromessi»

da Roma

Nel giorno del Natale, Benedetto XVI scrive ai cattolici del Medio Oriente, per manifestare loro la sua vicinanza e assicurarli che spera di poter visitare presto la Terrasanta e pregare a Gerusalemme. «Spero vivamente – scrive il Papa – che la Provvidenza faccia sì che le circostanze permettano un mio pellegrinaggio nella Terra resa santa dagli avvenimenti della storia della salvezza. Spero così di poter pregare a Gerusalemme, patria del cuore di tutti i discendenti spirituali di Abramo. In attesa dell’avveramento di questo desiderio – continua Benedetto XVI – vi incoraggio a proseguire sulla via della fiducia, compiendo gesti di amicizia e di buona volontà». Il Papa incoraggia dunque i cristiani in una regione che ha visto realizzarsi in questi ultimi anni un esodo massiccio. A loro ricorda le parole di Giovanni Paolo II: «Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono». «Normalmente – spiega il Pontefice – senza transigere su passati errori non si può arrivare ad un accordo che consenta di riaprire il dialogo in vista di future collaborazioni. Il perdono, nel caso, è condizione indispensabile per essere liberi di progettare un nuovo futuro».
Nel messaggio pronunciato in mondovisione, il giorno di Natale, Benedetto XVI ha detto: «Con viva apprensione penso alla regione del Medio Oriente, segnata da innumerevoli e gravi crisi e conflitti, ed auspico che si apra a prospettive di pace giusta e duratura, nel rispetto degli inalienabili diritti dei popoli che la compongono. Metto nelle mani del divino bambino di Betlemme i segnali di ripresa del dialogo tra israeliani e palestinesi... Confido che, dopo tante vittime, distruzioni e incertezze, sopravviva e progredisca un Libano democratico, aperto agli altri, in dialogo con le culture e le religioni. Faccio appello a quanti hanno in mano i destini dell’Irak, perché cessi l’efferata violenza che insanguina il Paese e sia assicurata ad ogni suo abitante un’esistenza normale». «Invoco Dio – ha continuato – perché nello Sri Lanka trovi ascolto, nelle parti in lotta, l’anelito delle popolazioni per un avvenire di fraternità e di solidarietà; perché nel Darfur e dovunque in Africa si ponga fine ai conflitti fratricidi».
E ieri, festa di Santo Stefano, il primo martire cristiano, Benedetto XVI all’Angelus ha manifestato la sua vicinanza a «quei cattolici che mantengono la propria fedeltà alla Sede di Pietro senza cedere a compromessi, a volte anche a prezzo di gravi sofferenze. Tutta la Chiesa ne ammira l’esempio e prega perché essi abbiano la forza di perseverare, sapendo che le loro tribolazioni sono fonte di vittoria, anche se al momento possono sembrare un fallimento». Parole che alludono ai cattolici cinesi.